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Lo strano modo -> #ltis13 <- di trovarci – trascrizione

13 Comments

Vedi Lo strano modo -> #ltis13 <- di trovarci e il commento #5 di Maria Grazia [Fiore] a Audiopost: dal caos al villaggio operoso – #ltis13.

Trascrizione

[Andreas Formiconi] È una giornata con poco tempo. Non sono riuscito a scrivere e non so se ce la faccio. Forse riesco a usare questo spostamento in auto.

Con questo post si inizia la seconda parte del percorso che avevo in qualche maniera preannunciato nel precedente audiopost, quello audiomobilistico sofferto.

Ma in realtà, non chiedo ora – di proposito, non perché non abbia tempo – non chiedo di far un account in Diigo, in Delicious, o in Scoop.It, o in quello dell’albero delle perle – non mi ricordo bene, mi pare si chiami così – o qualche altro attrezzo.

Non vi chiedo di pensare all’ennesima pagina colorata dalle mirabolanti promesse.

Non vi chiedo di pensare a niente di tecnologico, di non fare niente.

Vi chiedo anzi di non avvicinarvi al computer per questo primo passo. Non lo toccate nemmeno – cioè, usatelo per i fatti vostri, ma non per questo.

Vi chiedo di riflettere, quando avete tempo. Riflettere, si riflette in tutti quegli interstizi della giornata, appunto in auto, o portando fuori il cane, o portando i bambini a fare qualche cosa, aspettandoli.

Di riflettere anche due-tre giorni, non fare nient’altro che riflettere. Al massimo prendere un foglio di carta e una penna, e scrivere.

Scrivere cosa? Riflettere su cosa?

Un attimo. Il problema, qui, è la quantità.

Non è un problema nostro, è spesso IL problema.

Dunque, gli iscritti, nello specifico nostro, sono ufficialmente 472. Gli attivi misurati con l’iscrizione di un blog sono su i 170 – misura che ha i suoi difetti dell’essere attivo o meno, ma insomma, non ci si va tanto lontano, probabilmente.

I visitatori quotidiani, cioè le persone che visitano il blog tutti i giorni – non le pagine viste, quelle son migliaia, ma le visite, cioè le persone che accedono almeno una volta al giorno al blog – si aggirano in questi ultimi 20 giorni sulle 300-350.

Quindi, diciamo, questi numeri danno l’ordine di grandezza.

Ora, è obiettivamente difficile pretendere di sapere tutto ciò che viene detto, tutto ciò che succede, anche perché tutti hanno tempo relativo, poco tempo.

È un corso che si fa, questo – cioè ha il vantaggio di essere completamente asincrono, per cui uno lo fa quando può, e questo non è poco. Comunque, va a finire che lo fa dopo cena, lo fa qualche domenica pomeriggio, eccetera.

Dall’altro canto, sta succedendo quello che deve succedere, e in una misura che mi pare qualitativamente già soddisfacente: cioè persone che dicono: “Ma io vorrei – c’è qualcun altro che ha il mio problema?”

Ora mi viene in mente – non, perdonatemi, ora, guidando, non ricordo i nomi, ma – “Io sono dalle parti di Novara, mi occupo – sono un’insegnante di sostegno, ho bisogno, vorrei trovare, parlare con altri che hanno bisogno di sostegno.” Dice qualcosa del genere.

Per l’appunto, nel percorso precedente, linf12, c’era un’insegnante di sostegno che mi aveva fatto – io non so niente, quasi niente di queste cose – ma mi aveva fatto capire che aveva – effettivamente gli insegnanti di sostegno molto spesso hanno bisogno di sostegno, per una serie di problemi che sapete meglio di me.

Inutile che ora stia a snocciolare in maniera goffa cose di cui gli interessati sanno benissimo, conoscono benissimo, insomma.

Ho riempito due pagine con comunità potenziali di questo tipo che ho desunto da segnali: quella richiesta esplicita, ecc.

Ma come fare a tirar fuori queste potenziali commissioni (?) commistioni [1] ?

Potrei stabilire delle categorie: una l’abbiamo già detta, insegnanti di sostegno. Se ne potrebbero pensare altre. Ma il problema è che, molto spesso, le cose interessanti sono quelle che non si potevano prevedere.

Mario Calabrese aveva introdotto, commentando appunto il post sulle categorie e sui tag, aveva introdotto un concetto interessante che rappresenta una branca relativamente recente dell’analisi dei dati, che è il data-mining, cioè, letteralmente, andare a frugare, a scavare nei dati.

È una branca dell’analisi dei dati che è emersa nel mondo contemporaneo che è caratterizzato da grandi, grandissime, smisurate messi di dati e nelle quali è praticamente impossibile andare a cercare a priori delle cose che ci si aspetta di trovare, anche perché il valore di tali messi di dati sta proprio nel fatto che potrebbero contenere schemi, strutture di dati e dati imprevisti.

Cioè le caratteristiche emergenti: perché la cosa funzioni, bisogna che ciascuno si connoti adeguatamente nel sistema. Adeguatamente significa utilizzando un meccanismo che possiamo congegnare: ed è quello del tagging.

In pratica, ognuno deve appiccicare a se stesso delle etichette, i tag: si deve taggare. Non necessariamente in modo univoco. Uno può avere due, tre, quattro interessi preminenti e quindi, generare un set di tag per ciascuno di questi interessi.

Beh, come fare a fare questo?

Ma ecco che torna utile avere costruito i blog. Allora molti di voi, molti hanno parlato delle proprie esperienze didattiche, delle proprie pratiche, dei propri problemi e continueranno a farlo. Forse lo faranno ancora di più, che è più chiaro ora, forse, a cosa si stava andando a parare. Benissimo.

Allora, se uno ha parlato di una pratica dove s’impiega la musica in una certa tipologia di scuola, avrà scritto un post o due post, o più, su questo argomento. Bene, si tratta di prendere l’indirizzo di quel post e associarlo a dei tag.

Ora, non stiamo a confonderci se questo lo faremo in Diigo o in un altro sistema. Non ci distraiamo con le specificità tecniche della macchina ma concentriamoci sul concetto.

E questa è una cosa che la si fa bene facendo una passeggiata o scrivendo, o buttando giù degli appunti in veranda: va bene la sera o a veglia.

Si tratta quindi, per quel certo argomento descritto in quel post o, volendo, anche in un commento – come avete visto, ogni commento ha il suo link, il suo permalink – al mio blog o quelli degli altri: va benissimo.

Potrebbe anche essere un’altra risorsa: uno potrebbe avere un sito scolastico dove si parla di una certa cosa: benissimo, si tratta di prendere l’indirizzo di quel sito o l’indirizzo di una certa parte di quel sito e associarlo, connotarlo con una serie di tag pertinenti.

Si tratta quindi di pensare a questi tag. Guardate che non è banale. È la questione della ricerca delle parole chiave. Allora si tratta di trovare delle parole, se possibile uniche, semplici, non troppe, che connotino con precisione la questione.

Non pensate al congegno software o al servizio web o quello che è. Al massimo pensate a quella macchina, che poi, quando uno la usa, si deve illuminare quando ci mette quella certa etichetta.

Vale a dire che una volta che, in alcuni giorni, in una settimana, dieci giorni, quello che sarà – non ha poi tanta importanza – avremo tutti fatto abbastanza questo mestiere, poi succederà che in questa macchina, quando io scriverò “sostegno”, si accenderanno delle lucine e io andrò a vedere.

E lì magari scoprirò – scoprirò – quelli che mi erano magari sfuggiti andando a vedere i blog a mano, quelli che erano sfuggiti nella normale vita della comunità dove non si può evidentemente tenere traccia di tutto.

[1] Grazie a Monica Terenghi per la correzione commissione -> commistione.

(Nota sulla trascrizione:  ho fatto un falso video dal file audio di Andreas, l’ho caricato su YouTube, poi ho trascritto il video YouTube con Amara.)

Commento: gli alessandrini già taggavano

Fa benissimo Andreas a insistere sul fatto che il taggare non è una cosa tecnologica. Gli scoliasti alessandrini già taggavano i manoscritti nei margini. Infatti li chiamavano scoliasti perché in greco, quei tag marginali si chiamavano scolie.  A volte le scolie erano più lunghe, piuttosto commenti, d’accordo. Però lo stesso, se riuscivano a produrre concordanze e roba simile, gli eruditi dell’antichità taggavano i testi.

In famiglia abbiamo sempre taggato. A liceo ho letto l’Odissea di Omero su un libro taggato da mio fratello maggiore, da mio padre e forse da altri prima di lui, perché l’aveva comprato di seconda mano. Poi l’ha taggato io fratello minore.  Idem per Jacques le fataliste di Diderot. Lì ho cominciato io, mettendo delle stelline ogni volta che Jacques evocava il destino (“è scritto nelle stelle”), poi altri simboli, indicizzandoli con n° di pagine nelle pagine bianche all’inizio del libro. Poi ha continuato mia sorella minore, poi mia figlia … poi il libro è caduto a pezzi.

Allora ovvio, appena ho avuto sottomano cose Web 2.0 taggabili, le ho taggate. Una volta mi ero fatta un ID “taggatrice” su Wikispaces.com per un progetto: gli altri scrivevano, io passavo dietro con quell’ID e taggavo 😀

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Author: Claude Almansi

Freelance translator and subtitler, former teacher, human rights advocate - hence my interest in accessibility.

13 thoughts on “Lo strano modo -> #ltis13 <- di trovarci – trascrizione

  1. Grazie per la trascrizione del file audio di Andreas: Lo strano modo -> #ltis13 <- di trovarci.

  2. Grazie per la trascrizione, si può leggere e rileggere con calma. E’ utilissima!
    Sei proprio sempre pronta ad aiutare gli altri!

  3. Di niente, Vincenzo e Adriana: lo faccio perché serve anche a me. A parte che come Adriana, trovo più facile rileggere una trascrizione, anche se l’audio dà un contatto più “caldo” – mi interessa confrontare i sottotitoli automatici di YouTube con sottotitoli umani.

  4. Grazie per questa utilissima trascrizione,mi sarà di grande aiuto!Buona serata e un abbraccio

  5. Pingback: Lo strano modo -> #ltis13 <- di trovarci « Insegnare Apprendere Mutare

  6. grazie, al solito, ti ringrazio sempre… le casse del mio pc sono spente sempre per scelta, lascio ogni rumore, voce, ecc. a scuola.

  7. L’ha ribloggato su tnt54e ha commentato:
    Add your thoughts here… (optional)

  8. Grazie Claude 🙂 La parola con punto di domanda è commisTioni

  9. Grazie Claude (e al prof. che stupisce sempre per la sua pacatezza movimentata), chissà se un giorno diventerò brava solo un poco come te…:-)

  10. Ciao Antonella

    Da quel che stai scrivendo nel tuo blog,stai andando proprio forte! Penso in particolare alla tua lista in http://lab13adec.wordpress.com/2013/04/29/un-mosaico-di-energia/ .

    Quanto a sottotitolare, con un’applicazione apposita,è facile. Nel percorso #linf12, quando Andreas aveva aggiunto http://iamarf.org/2013/02/02/una-piccola-introduzione-alla-nuvola-linf12/ , alcuni partecipanti trovavano i video difficili. Allora ho proposto di sottotitolarli per capirli meglio. Ci sono state tre volontarie, tutte e tre senza previa esperienza di sottotitolazione. Io ho messo su un pad Piratepad qualche spiegazione in italiano su Amara.org, un’applicazione web di sottotitolazione, perché non è ancora tradotta in italiano, ma poi loro hanno fatto tutto da sole, in pochissimo tempo.

    Quindi non è complicato usare un’applicazione di sottotitolazione del genere. Poi se soltanto per trascrivere, ti risparmi tutta la parte di sincronizzazione dei sottotitoli 😉

  11. Pingback: Lo strano modo -> #ltis13 <- di trovarci – trascrizione di Claude Almansi | L'informazione rende liberi

  12. grazie per la traduzione … io sono insegnante di sostegno ed ho bisogno di sostegno … mi capita di dover taggare il cervello perchè va in bulimia di informazione e poi sta male … corre, si attorciglia, spesso in auto e avrei bisogno di un registratore per dire ciò che corre nella mente… anche buone intuizioni a volte (penso …) taggare per non affogare …
    ho avuto una settimana da incubo a scuola: ogni anno la mia scuola si apre alla comunità, durante una fiera parrocchiale con “saperi in festa”: un evento bello ed importante ma ti succhia le midolla … accellererò il passo per riportarmi al passo …
    facciamoci coraggio

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