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Informazioni sull’iPad

Ieri, per il compleanno di mio padre, gli abbiamo offerto un iPad: era da un po’ di tempo che cercava info sui tablet. iPad perché lui è abituato al mondo Apple da 30 anni, e non ha mai adoperato altri cosi informatici.

Mio fratello, iPad-munito anche lui, gli fa un corso lampo incentrato sul pulsante Home per uscire da quel che fa e passare ad altro. Stamattina mio padre prova varie cose, contento – salvo per una cosa: il foglietto stampato di informazioni sull’iPad è scritto minuscolo. Gli suggerisco di fotografarlo con l’iPad, così poi lo può ingrandire allargando le dita. Risultato (risalvato perché l’originale pesa un accidente):

Informazioni sull'iPad, in francese. La trascrizione è data sotto

Meglio, ma le immagini di testo sono schifezze – per natura. Soluzione: riconoscimento ottico di caratteri con http://www.newocr.com/ . Vero testo ottenuto:

informations su r l l Pad
Guide de l’utilisateur de l’iPad Consultez
le guide de l’utilisateur avant d’utiliser l’iPad.
Accédez à helpapplecom/ipad. Pour consulter le
guide de l’utilisateur sur l’iPad. utilisez le signet
correspondant dans Safari. Sinon. téléchargez-le sur
l’iBooks Store (lorsque disponible). Conservez cette
documentation pour toute référence ultérieure.
Sécurité et manipulation Voir la section a Sécurité.
manipulation et assistance n du Guide de l’utilisateur
de l’iPad.
Exposition à l’énergie des radiofréquences
Sur votre iPad, accédez à Réglages > Général
Informations > Mentions légales > Exposition RF.
Accédez à www.apple.com/legal/rfexposure

.
Batterie La batterie lithium-ion de l’iPad ne doit
etre remplacée que par Apple ou un Centre de
Services Agréé Apple. Elle doit être recyclée ou
mise au rebut séparément des ordures ménagères.
Pour plus d’informations sur le recyclage ou le
remplacement des batteries, consultez la page
wvvw.apple.com/fr/batteries.
Prévention des pertes d’audition Pour éviter les
pertes auditives, baissez le volume et utilisez vos
écouteurs avec modération.Vous trouverez de
plus amples détails sur le son et l’audition sur la
Page wwwapplecom/fr/sound et dans la section
informations importantes concernant la sécurité
du Guide de l’utilisateur de l’iPadsRésumé de la garantie limitée d’un an Apple
Apple garantit le présent produit matériel et ses
accessoires contre les défauts de matériel et de
main-d’œuvre pendant une année à compter de
la date d’achat initial. Apple ne garantit pas ce
produit contre l’usure normale, ni les dommages
causes accidentellement ou suite à une mauvaise
utilisation. Pour faire réparer votre appareil. appelez
Apple, rendez-vous dans un magasin Apple ou dans
un centre de services agréé Apple (les options de
réparation disponibles peuvent varier en fonction
des pays et la réparation peut se limiter au pays
d’achat de l’appareil). Des frais téléphoniques et des
trais de transport international peuvent s’appliquer
selon la région. Si vous soumettez une réclamation
valide selon la garantie. Apple s’engage a réparer.
remplacer ou rembourser votre iPad à sa seule
discrétion, conformément a la garantie complète
et aux conditions de réparation disponibles sur les
x sites suivants 1 http://www.applecomIfr/legal/warranty
et wwwappiecom/tr/support. Les termes de la
garantie s’ajoutent aux droits des consommateursaccordés par les lois locales. Il vous sera peut-être
demandé de présenter une preuve d’achat au
moment de soumettre une réclamationpendant la l
période de validité de cette garantie. , t
Pour les clients australiens: les garanties de nos
produits ne peuvent pas être exclues en vertu
du droit de la consommation australien. Vous
étes en droit de demander le remplacement ou
le remboursement de votre appareil en cas de
défaillance majeure ainsi qu’un dédommagement
pour toute perte ou dommage raisonnablement
prévisible. Vous étes également en droit d’obtenir
la réparation ou le remplacement de vos appareils
si ceux-ci ne sont pas d’une qualité acceptable
sans que cela représente une défaillance majeure.
Apple Pty Ltd, Po Box A2629, Sydney South
NSW 123S.Tél.: 133-622.
Pour les clients brésiliens: les termes de la garantie
s’ajoutent aux droits des consommateurs accordés
par les lois locales, à l’exception de la garantie d’un
an comprenant l’ensemble des termes de la garantie
légale prévue par le code brésilien de protection des
consommateurs.Certification Des informations sur la
réglementation, les certifications et les marques
de conformité spécifiques à I’iPad sont disponibles
sur votre iPad. Accédez à Réglages > Général
informations > Mentions légales > Certification.
Pour en savoir plus sur la réglementation, consultez
la section « Sécurité, manipulation et assistance v»
du Guide de l’utilisateur de I’iPad.
Déclaration de conformité de la FCC Cet appareil
est conforme à la partie 1S des règles de la FCC.
Son fonctionnement est soumis aux deux conditions
suivantes : (l) cet appareil ne doit pas provoquer de
brouillage préjudiciable, et (2) il doit accepter tout
brouillage reçu. y compris le brouillage pouvant
entraîner un mauvais fonctionnement.
Important: Ce produit a été testé compatible EMCsous certaines conditions. notamment l’utilisation

de périphériques conformes et de câbles blindés
pour connecter les différents composants du
système.“ est important d’utiliser des appareils
périphériques conformes et des câbles blindés entre
les différents composants du système pour réduire
les probabilités d’interférences avec des radios,
télévisions et d’autres appareils électroniques.

Ci sarebbe qualche correzione da fare, ma mica male.
Però… perché cavolo la Apple non dà subito quelle informazioni in formato testuale digitale, direttamente dentro l’iPad, invece che su quel foglietto illeggibile che ti ordina di conservare per qualsiasi riferimento ulteriore? Fotografarlo etc. quando ci si vede è solo una rottura di scatole, ma se uno è cieco???

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Sottotitoliamo assieme? – #ltis13

Veramente, con le allusioni all’uso che avevo fatto dell’applicazione web di sottotitolazione Amara per trascrivere i post audio di Andreas, un po’ intendevo vedere se ci sarebbe interesse per un’attività di sottotitolazione collaborativa.

Da una parte, sottotitolare video collaborativamente è facile e li rende molto più fruibili, non solo dai sordi – questo è ovvio – ma da tutti, e potrebbe anche essere integrato in attività di apprendimento. Ma dall’altra, #ltis13 è un laboratorio molto impegnativo, in un momento dell’anno scolastico dove i docenti hanno già tantissimi impegni.

Però alcuni di voi si sono già lanciati da soli – vedi Tutorial Prezi con sottotitoli di Anna Cilia – ed altri sembrano interessati: Luisella ha proposto di sottotitolare un tutorial video in inglese su Diigo.  E c’è il precedente “#linf12” quando Roberta, Laura e Flavia, che non avevano mai  sottotitolato prima, hanno sottotitolato i tre video in Una piccola introduzione alla nuvola – #linf12 con Amara, usando ciascuna l’applicazione a modo suo, in pochissimo tempo. Per quell’attività mi ero limitata a buttare qualche indicazione in italiano sulle funzioni basilari di Amara in http://piratepad.net/linf12-ST : e questo pad si potrebbe riutilizzare.

Cosa sottotitolare?

Quel che volete. Ho iniziato una lista in http://piratepad.net/ltis13-video-tutorial che rispecchia i post / commenti taggati “video-tutorial” nel gruppo Diigo ltis 13 – cioè https://groups.diigo.com/group/ltis13/content/tag/video_tutorial . Per ciascun segnalibro, ho anche aggiunto in un commento l’URL della/e pagina/e Amara (ma vedi sotto, “Con che cosa sottotitolare?”) dove si può sottotitolare i/l video incluso/i nella cosa “segnalibrata”.

Se decidete di sottotitolare un altro video, aggiungetelo per favore in http://piratepad.net/ltis13-video-tutorial oppure nei commenti a questo post , indicando anche l’URL della pagina di sottotitolazione collaborativa,.

Come sottotitolare?

Ci sono due tipi di sottotitoli:

  1. incisi nel video stesso tramite software desktop di video editing, cioè “open captions”
  2. scritti come testo con indicazioni temporali – “time codes” – che li sincronizzano con il video, cioè “closed captions” [1]

I sottotitoli “open captions” non possono essere creati collaborativamente, quindi propongo di creare sottotitoli “closed captions”

Con che cosa sottotitolare?

I sottotitoli closed captions non necessitano software particolari: ci sono geek meticolosi che li scrivono con un qualsiasi editor di testo. Quindi in teoria, si potrebbero anche fare con PiratePad o NotePad++.  Però così è facile sbagliare qualcosa nei codici temporali. Ci sono tre applicazioni web che facilitano questa sottotitolazione  “closed captions” collaborativa, con le quali ho abbastanza dimestichezza per sentirmi in grado di dare una mano, se necessario:

  • Amara (già menzionata): interamente collaborativa – senza limite di lunghezza – richiede login
  • DotSUB: collaborativa per tradurre sottotitoli originali già fatti ma sottotitolazione originale – solo per video < 25 minuti –  richiede login
  • Subtitle Horse: interamente collaborativa – senza limite di lunghezza – non richiede login ma si può salvare il lavoro sul server soltanto per 4 giorni.

Per ora, come detto sopra, nella lista in http://piratepad.net/ltis13-video-tutorial , ho aggiunto gli URL delle pagine Amara dove si può fare la sottotitolazione perché era più semplice fare così, e anche per via della previa esperienza positiva con Amara durante #linf12, che ha prodotto http://piratepad.net/linf12-ST , che è  una specie di tutorial in italiano su Amara. Ma se volete provare un’altra modalità,  basta che indichiate dove si può collaborare alla sottotitolazione.

Creazione di  account Amara: due caveat

Se scegliete di adoperare Amara,  state attenti a due cose nel crearvi un account:

1. Nella pagina Sign In / Sign Up,  cliccate  su “Don’t have one?” e utilizzate il dialogo che si apre. Non utilizzate la possibilità di creare l’account Amara attraverso varie altre applicazioni web: meglio tenere le cose separate, e inoltre, ci sono problemi con gli account creati attraverso un’altra applicazione: vedi Asking For Email Verification – Again? sul forum d’aiuto di Amara.

2.  In cima a tutte le pagine  Amara appare un annuncio:

Cattura di schermo dell'offerta di connessione tra il proprio account YouTube e sottotitoli fatti con Amara - la traduzione del contenuto verbale segue l'immagine

Traduzione delle parti scritte: “YouTube ™ – Hai un account YouTube? – Novità: Attiva sottotitoli tradotti ed originali nel tuo canale YouTube! – Connetti con YouTube – No, grazie.”

RIFIUTATE QUESTA OFFERTA  cliccando su “No, thanks” – a meno di sapere molto bene l’inglese, di aver tempo per leggervi accuratamente la documentazione e la formula di autorizzazione, e di decidere in cognizione di causa che volete autorizzare Amara a gestire completamente il vostro account YouTube, in particolare a schiaffare nella descrizione dei vostri video ouTube un link a una pagina di sottotitolazione che consentirà a vandali e spammer di aggiungere roba volgare o altrimenti inappropriata in “sottotitoli” ad essi, senza alcuna possibilità per voi di moderare la pubblicazione di questi sottotitoli.

Da dicembre 2012, quando questa possibilità è stata offerta, ci sono state richieste di cancellazione per letteralmente migliaia di pagine di sottotitolazione create dal software a causa di questa sincronizzazione tra account YouTube e sottotitoli Amara. Al 1° aprile i gestori di Amara, che non adempivano a queste richieste da fine febbraio, hanno annunciato che d’ora in poi la cancellazione di tali pagine potrebbe soltanto essere richiesta attraverso una denuncia per violazione di copyright di tipo “DMCA takedown request”: una procedura tortuosa e assurda nel caso di pagine create da questa sincronizzazione tra il proprio account YouTube e sottotitolazioni Amara: vedi la FAQ What are the notice and takedown procedures for web sites? del sito Chilling Effects.

Ciononostante Amara rimane probabilmente l’applicazione web più comoda per sottotitolare collaborativamente, a patto di non autorizzarla ad impicciarsi dei vostri account di social networking o YouTube,

Perché sottotitolare?

Ci sono vari motivi per i quali conviene sottotitolare i video. In generale:

  • La sottotitolazione rende il contenuto audio del video accessibile ai sordi, e i materiali adottati a scuola devono essere accessibili a tutti
  • La sottotitolazione facilita il reperimento di un dato passo in un video, quindi i video sottotitolati sono più comodi per lo studio.

Per quanto riguarda la sottotitolazione “closed captions”, poiché è prodotta da un file di testo sincronizzato col video, quel file di testo:

  • può essere riutilizzato con altre copie dello stesso video
  • può generare una trascrizione interattiva dove si può cliccare su un sottotitolo per far partire il video da quel punto, come avviene ad es. su YouTube
  • può anche generare una trascrizione continuata senza indicazioni temporali – vedi quella in Tutorial Prezi con sottotitoli di Anna Cilia

Inoltre, la sottotitolazione “closed captions” può essere dirottata per fare altre cose con un video:

  • aggiungere semplici annotazioni, anche  in vista di un editing del video (se Andreas è d’accordo, potremmo provare ad es. a preparare così la suddivisione del video della sua presentazione a Didamattica in più pezzi brevi)
  • preparare lo script di una descrizione audio dei contenuti visivi di un video che sono necessari alla comprensione, per persone cieche: anche questo è uno dei requisiti di accessibilità per i materiali utilizzati a scuola, ed è un utile esercizio linguistico che si potrebbe fare con gli allievi [2].
  • ecc.

Sottotitolazione “a karaoke” per/da allievi con difficoltà di lettura?

La sottotitolazione “a karaoke” delle canzoni di Bollywood viene utilizzata dalle TV indiane per migliorare l’alfabetizzazione, come risultato del progetto PlanetRead di Brij Khotari. Questo ha ispirato Greg McCall l’idea di far creare questi sottotitoli a karaoke dai suoi allievi che hanno difficoltà di lettura: vedi il suo sito Bouncing Ball Project – e i loro lavori nel suo canale YouTube, ad esempio l’ultimo,  Same-Language-Subtitling Macbeth Witches – Round about the cauldron go:

Bello, però non ci sono applicazioni Web per la sottotitolazione “a karaoke” collaborativa. Greg e i suoi allievi utilizzano il software desktop  karafun, che non è più disponibile come editor. Tuttavia esiste tuttora un altro software, TunePrompter, le cui versioni per Mac e per Windows possono essere scaricate da http://www.griffintechnology.com/support/tuneprompter . E siccome anche i sottotitoli a karaoke sono prodotti da un file di testo sincronizzato, ma con codifica diversa da quelli “closed captions”, si potrebbe provare ad utilizzare un editore di testo online per collaborarvi.

(forse continua)

[1] La sottotitolazione “closed captions” fa parte dell’affascinante tribù  delle cose basate su XML: vedi il post OPML-XML-HTML-aggregatori-tagging – #ltis13 di Andreas

[2] In http://bit.ly/audiodescription, nel 2011,  avevo descritto un esperimento di dirottamento di Amara per scriptare una descrizione audio del video  Autismo. Manuale operativo per docenti e genitori, di Lidia Cattelan,  con risultanti file audio e trascrizione. Però sembra che siamo molto vicini alla possibilità di aggiungere queste descrizioni di contenuti visivi come un’altra pista tipo “closed captions” ai video, che il browser “leggerà ad alta voce”, con possibilità di fermare il video mentre lo legge.


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Post audiomobilistico restaurato – #ltis13 – trascrizione

Vedi Post audiomobilistico restaurato – #ltis13 e il commento #5 di Maria Grazia [Fiore] a Audiopost: dal caos al villaggio operoso – #ltis13.

Trascrizione

[Musica]

[Andreas Formiconi] Vediamo se riesco a fare il punto della situazione, avendo da fare ancora 500 km nell’autostrada. Mi annoia.

Dunque, siamo arrivati a metà del percorso. Ora, io avrò un’altra settimana con molte dispersioni. A parte il viaggio di oggi, domani, recuperare un po’ di cose di vario tipo, martedì, c’è l’intervento a Didamatica con cinque, chiamiamole ex-studentesse, del laboratorio informatico linf12, quello piccolino precedente a questo.

Quindi io mi limiterò a rispondere ai commenti qua e là, dove e come ce la posso fare. Fra ieri e l’altro ieri mi sono rimesso in pari.

Qui a metà è un po’ un punto di svolta, per cui cambia, diciamo, cambia un po’ l’obiettivo specifico. Fino ad ora ci siamo procurati strumenti.

È stata utile la metafora del villaggio. Poi naturalmente c’è chi attribuisce troppo significato, chi troppo poco, ma insomma, serve a creare, senza farla tanto lunga, insomma serve a far capire che è fondamentale un effetto comunità per apprendere.

E noi vogliamo [GPS: 35 km der Strasse folgen] – noi – scusate, è il navigatore che è entrato di mezzo.

È anche un esperimento per vedere, siccome siamo in un università di massa, e comunque l’insegnamento, specie per queste cose di base è di massa, e comunque il modello tradizionale delle classi di massa è perdente, non funziona, bene, qui stiamo esplorando la possibilità di far leva sull’effetto comunità per far sì che classi di massa funzionino meglio. E visto che abbiamo le tecnologie sotto il naso, cerchiamo di usarle perché questo funzioni.

Poi, a chi fa bene pensare la cosa con la metafora del villaggio, a chi fa bene utilizzare un’altra metafora, a chi invece fa bene non pensare a nessuna metafora, va benissimo. Comunque, questo è quello che cerchiamo di fare.

Fino ad ora, abbiamo cercato di procurarci, decentemente – è chiaro che non si può pensare che tutti arrivino a avere lo stesso livello di competenza – decentemente, una sufficiente quota di persone – voglio dire, rispetto a prima, sarà un po’ meglio, poi col tempo arriveranno tutti – una sufficiente quota di persone che siano in grado di padroneggiare, di utilizzare, non voglio dire padroneggiare, alcuni strumenti utili che ci servono a concretizzare questa possibilità di apprendere, di comunicare l’apprendimento.

Spero di fare discorsi non troppo sconnessi in una fila alla dogana qui.

Allora, strumenti per apprendere e per comunicare. Comunicare ascoltando gli altri, e anche proponendo le proprie soluzioni e i propri problemi.

Allora abbiamo in qualche maniera acquisito in numero sufficiente alcuni strumenti. Non è detto che abbiamo tutto ciò ce ci serve. Diciamo che abbiamo un qualcosa che forse per ora basta.

Ora introduciamo una nuova parte, che consiste nel creare delle aggregazioni. Per far questo utilizzeremo uno strumento di social networking, che è in particolare – scusatemi, social bookmarking – che in particolare sarà Diigo, che comunque introdurrò adeguatamente, ma dopo Didamatica.

Fra stasera – non so quando torno e in che condizioni torno – e domani, io vi proporrò un testo da leggere, introduttivo come al solito, non tecnico, non del tutto tecnico, in realtà abbastanza tecnico sotto-sotto. Su questo testo potrete, così, avrete il tempo di riflettere e confrontare ciò che leggerete con ciò che sapete, ciò che sapete fare, le vostre consuetudini, ecc.

Nel frattempo, continuano coloro che devono ancora, come si dice nelle campagne toscane, appattuirsi (sp?) con alcuni di questi strumenti, hanno così ancora il tempo di farlo, di fare domande, aiutarsi ecc.

Successivamente, dopo Didamatica, quindi diciamo, verso la fine della settimana, proporremo allora – introdurremo nell’uso il sistema di social bookmarking Diigo e vedremo di costruirci il modo di utilizzarlo per facilitare l’aggregazione fra coloro che hanno interessi, competenze e aspirazioni analoghe o altri tipi di affinità, per esempio, geografica, che so, quelli che abitano in una regione, in una città, piuttosto che in certi tipi di altri territori, ecc.

Con questo non è che cessa l’attività di acquisizione di nuovi strumenti. Anzi, ci sono delle cose che ancora io sento il bisogno di proporre. Ma lo faremo in maniera integrata e a seconda delle necessità, navigando a vista, certo, certo, navigando a vista, che non è necessariamente una cosa negativa se si ha una meta ben fissa in mente, inderrogabile, chiamiamola “Stella Polare”, è una cosa buona, non è una cosa cattiva: significa ascoltare gli incerti, ascoltare, ciò che si dice spesso mancare nell’insegnamento, cioè la mancanza dell’ascolto.

Bene, se c’è ascolto, c’è anche navigazione a vista, perché sennò si parla a vanvera evidentemente. Quindi, io non so esattamente – io so che ho, non lo so, la Stella Polare, diciamo così, ma ho anche una serie di sotto-obiettivi che non vorrei mancare, ma non mi prefiggo di metterli in un ordine temporale preciso. Se vedo che sorge in modo per così dire maggioritario una certa necessità, io mi adatto a questo. Questo significa navigare a vista.

Con questo direi che un po’ il punto della situazione mi pare d’averlo fatto.

(Nota sulla trascrizione: come per la trascrizione di Audiopost: dal caos al villaggio operoso – #ltis13, ho fatto un falso video dal file audio di Andreas, l’ho caricato su YouTube, poi ho trascritto il video YouTube con Amara. Ma questa volta non sono passata da DotSUB: ho fatto lunghissimi pseudo-sottotitoli nemmeno sincronizzati, per ottenere una trascrizione riutilizzabile tale quale.

Forse il progetto “generazione web” potrebbe essere uno dei nuclei per quell’aggregazione di cui parla Andreas – in particolare i criteri per l’adozione di supporti didattici digitali.


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Audiopost: dal caos al villaggio operoso [trascrizione] – #ltis13

Vedi http://iamarf.org/2013/04/16/audiopost-dal-caos-al-villaggio-operoso-ltis13. Nei commenti, molti hanno detto quanto più facile sia seguire un ragionamento in audio, con l’intonazione, ed è verissimo. Però  Maria Grazia nel commento #5 ha scritto:

1) l’audio post è ganzo ma non accessibile (se ci fosse un sordo?); 2) mi piacerebbe che ci si frequentasse (chi vuole ovviamente) anche su Google+ (perché non ci facciamo una cerchia? 😉 ; 3) quest’anno voglio approfondire la sottotitolazione dei video (Claude, dove sei?).

Da qui questa trascrizione – ora non l’ho fatta tutta io, perché 19 minuti di audio sono lunghi da trascrivere.

(Aggiornamento per maggior chiarezza:

I sottotitoli detti “closed captions) sono file di testo con delle indicazioni temporali che li fanno girare come sottotitoli assieme al video, e un’estensione specifica (srt, sbv, ttml ecc).  Quei file possono essere prodotti da e utilizzati in diversi strumenti di sottotitolazione, ciascuno con vantaggi diversi:

  • YouTube crea dei sottotitoli automatici per video in varie lingue, compreso l’italiano, che il “caricatore” del video può salvare – però contengono inesattezze e sono suddivisi in modo strano;
  • Amara è la piattaforma di sottotitolazione più comoda per correggere i sottotitoli automatici di YouTube, però non si può vedere il risultato sottotitolato a pieno schermo, e inoltre i link sulle indicazioni temporali nella trascrizione generata dai sottotitoli, che un tempo consentivano di far partire il video da un punto dato, sono in tilt da mesi
  • DotSUB è meno comodo di Amara per  sistemare la divisione dei sottotitoli, però la trascrizione interattiva prodotta dai sottotitoli funziona, e può essere resa più leggibile, introducendovi paragrafi

Perciò la compatibilità dei file di sottotitoli con questi vari strumenti consente di combinarne i vari vantaggi.

Fine aggiornamento)

Quindi:

  1. Ho scaricato il file http://iamarf.files.wordpress.com/2013/04/voce_004_caos_villaggio.mp3 linkato nel post.
  2. L’ho trasformato in video tutto nero con il software gratuito iKaraoke  TunePrompter (soltanto per  Mac e un po’ di aggeggi portatili, ma per fare un video nero, basta qualsiasi editore video: ci sbatti un jpg nero, poi ci aggiungi l’audio poi esporti come mp4, mov, ciò che vuoi: la risoluzone immagine può essere bassissima, e invece quella audio buona: vedi 3).
  3. Ho schiaffato quel video nero in http://www.youtube.com/watch?v=GZPmZTt8_So affinché YouTube produca una sottotitolazione automatica: ci vuole un po’ di  tempo, quindi pazienza.
  4. Ho scaricato il file dei sottotitoli automatici
  5. A partire da quel video YouTube, ho creato la pagina di sottotitolazione http://www.amara.org/en/videos/tpCD8ZCqBiNJ/info/andreas-r-formiconi-dal-caos-al-villaggio-operoso, vi ho aggiunto i sottotitoli automatici e li ho corretti (vedi la sottopagina Italian): la sottotitolazione automatica di YT non è male, ma ogni tanto ti spara delle boiate tipo “pene” per “bene”, quindi va corretta.
    Dalla sottopagina Italian avrei potuto scaricare i sottotitoli corretti come semplice trascrizione .txt, però questa ha nuovi paragrafi per ogni sottotitolo: poco leggibile.
  6. Perciò ho creato, con lo stesso video nero,  la pagina http://dotsub.com/view/511640de-8b1f-49f0-acf6-84ccac6506f8 e vi ho aggiunto i sottotitoli corretti con Amara,
  7. dai sottotitoli,  DotSUB ha prodotto una trascrizione continua dove ho aggiunto paragrafi per facilitare la lettura
  8. Adesso copierò sotto quella trascrizione.

Però a quanto ho capito da amici sordi, a loro non importa soltanto avere il contenuto come testo da leggere: vogliono anche l’esperienza dinamica nel tempo che i non sordi hanno tramite l’udito. Quindi forse una persona sorda preferirebbe il video nero sottotitolato. Per questo, meglio la versione DotSUB che si può anche vedere a tutto schermo, mentre nella versione a tutto schermo di Amara,  non si vedono i sottotitoli.

Trascrizione

Non credo di riuscire a scrivere un post fra stasera e domani — non so:  giornata densa, vedremo.

Mi è venuto in mente però che forse faccio prima a  confezionare un audio post.  Non credo di averlo mai fatto.  Provo a registrarlo con l’androide,  poi col wireless lo mando in Dropbox,  in Dropbox lo raccatto nel computer  e poi lo pubblico brutalmente in un post in WordPress.  Vediamo che succede.

Giusto per fare così 2-3 considerazioni che comunque ho in mente,  partendo da quella sorta di terrore che il caos genera:  ogni tanto vengono nei commenti di tante persone:  “Ma ce la farò con questo caos? Mi sperdo, sono disorientato.”

Mi meraviglia sempre come il caos generi così tanto sconcerto nelle persone  Il caos è — non è una cosa negativa, non è distruttivo.  Dal caos si genera la vita, la natura lo usa pervasivamente  a tanti, forse non so dire, infiniti livelli di organizzazione.

Mi viene in mente bellissimo metodo di Edgar Morin,  il primo volume, “La natura della natura”,  mi sono ricordato, ma sono andato a vederlo perché non ero più sicuro  ma in effetti c’è un discorso affascinante di come  già gli elementi che costituiscono il nostro mondo fisico  si generano con un processo di natura assolutamente caotica  in quel forno di caos che sono le stelle,  la nostra stella, il sole,  si producono, si produce il carbonio che poi incidentalmente  è l’elemento alla base della materia organica, quindi di tutto ciò che è vita sul nostro pianeta

E qui il carbonio — vediamo se lo ritrovo —  “In astratto la nascita di un atomo di carbonio può derivare soltanto da un caso straordinario  ma se essa viene situata nel cuore di quelle fucine in fiamme che sono le stelle,  composte in maggioranza di elio,  e in quelle temperature di reazione vengono mantenute per un tempo lunghissimo  allora si comprende come in questa sede si produca un numero inaudito di collisioni casuali  di nuclei di elio e come fra queste collisioni si svolga una minoranza di collisioni  che producono il carbonio.  Vi è così una probabilità locale e temporale perchè si costituisca nel cuore di una stella  l’improbabilissimo nucleo del carbonio.”

E questo è interessante perché si vede come già nell’universo,  la vita, proprio, il germe, il seme iniziale della vita, parta sostanzialmente da un fenomeno  che sembra essere di sola distruzione, un — il più grande fuoco, forno  che si conosca  genera invece il germe di un ordine mirabile.

Fra l’altro questo concetto dell’improbabile, dell’estremamente improbabile,  che — e poi diviene certezza  grazie a grandissimi numeri su cui questa improbabilità si esercita,  è un meccanismo che si ritrova anche in internet:  a volte la gente, le persone parlando si meravigliano:  “Ma come — ma come può essere, faccio un esempio, che  tanto software che funziona così bene venga prodotto da gente così pazza  che per niente, passa le notate a fare programmi complicatissimi  che nemmeno — talvolta che competono con gli staff  di ingegneri agueritissimi delle più grandi multinazionali?”

Eh, ma perché noi, nella nostra,  noi siamo abituati quando pensiamo alla gente  con questa espressione diciamo generale,  pensiamo a ciò che in qualche maniera psicologicamente,  in qualche maniera, dominiamo:  qualche centinaio di persone sono le relazioni normali che concepiamo,  ma qualcuno conoscerà tre, due, tre, quattro cinquecento persone ma  sono un pò — è la dimensione se si vuole poi del villaggio,  la comunità entro la quale si può pensare di avere relazioni abbastanza stabili,  avere la sensazione di conoscere un pochino la comunità.  E come funziona? Funziona ed è improbab…, è estremamente improbabile che  io nelle mie due, tre, quattrocento conoscenze  conosca una persona così capace, così matta,  da contribuire significativamente a un software o qualcosa del genere.

E il problema — non il problema, cioè,  il trucco sta nel fatto che internet stravolge completamente  questa nozione di contatto, di connessione possibile,  perché in realtà virtualmente io posso connettermi con miliardi di persone  e quindi riesco  — cambia completamente la possibilità che io trovi qualcuno così,  per intendersi, così matto.  e su questi numeri così enormi, il fatto che le persone anche remote nello – geograficamente,  si possono collegare istantaneamente,  fa si che si crei massa critica,  e per cui una persona su 1000, quando io ho un miliardo di persone,  vuol dire un milione di persone,  tutte assolutamente matte, che hanno la probabilità di un millesimo di esserci.

Ecco, su questo tipo di proporzione conviene un pochino riforgiarsi, diciamo,  la mente, la percezione.  Ma il caos a noi ci interessa un pochino perché è quello che le persone percepiscono  quando entrano in questa sorta di villaggio come l’abbiamo chiamato all’inizio.  allora dico due tre parole su come  — tratteggio proprio per sommi capi come si svolge ora questa cosa.

Vediamo se — è come se ci trovassimo tutti in un aula e voi mi aveste forzato  con delle domande dirette, probabilmente succederebbe questo:  “Ma insomma, ma ci dici ora che cosa diavolo stiamo, dove stiamo andando.”  qualcuno vedo che comincia a intuire, però certamente ce ne saranno tanti di perplessi.

Stiamo parlando di mezzo migliaio di persone, insomma, quindi,  allora all’inizio il caos io lo voglio, lo favorisco, voglio che ci sia  perché — e va portato a una certa temperatura: è esattamente come cuocere una pietanza.  Perché gli ingredienti si amalgamino,  è necessario che si si raggiungano certe condizioni.  E sì. fa un po’ caldo, vabbé, è scomodo, un po’–  non ci si rigira bene,  ma è un prezzo che va pagato.

In realtà, ma forse qualcuno di voi se n’è reso conto,  ma io per me, che cerco di vedere un po’ tutto panoramicamente  non è già più caos, io vedo già molte strutture emergere.  vedo strutture in germe, ma a volte anche abbastanza definite,  cioè persone che cominciano a aggregarsi per una varietà di motivi.  Le butto lì così praticamente poi scriverò, cioè,  userò molto concretamente questi, questi indizi, diciamo.

E, beh, ci sono quelli che spontaneamente si occupano del social bookmarking.  Lo useremo: era quel congegno per filtrare le idee i problemi e le soluzioni.  a cui avevo accennato nello schizzo del villaggio.

Ci sono quelli che per affinità geografica o di appartenenza  si stanno organizzando per darsi una mano,  per esempio gli insegnanti che lavorano nell’ambito dell’Ente Canossiano in Lombardia:  ho saputo che si stanno organizzando.

Poi ci sono quelli che si sono organizzati, si stanno organizzando  per scrivere una storia collettivamente.

Poi ci sono gli appassionati o curiosi intorno, pare perché si sono —  hanno già cominciato a scambiarsi consigli  e poi hanno trovato anche un oggetto alternativo.  Sarebbe interessante vedere le differenze,  cosa si può fare con l’uno o con l’altro eccetera.

Ci sono delle — e io vedo anche se non si sono coagulate  nemmeno inizialmente spontaneamente, ma io le vedo,  delle affinità potenziali.  Per esempio ci son quelli che hanno detto: “Ma a me piacerebbe, ganzo NoBlogs,  mi è affine, lo voglio, però ci sono difficoltà e –”  oppure: “Bello il, la possibilità di fare il blog da WordPress,  ma su una propria piattaforma.  Da qualche altra parte in queste quasi 500 persone ci sono quelli che invece  le hanno fatte queste cose.

Quindi diciamo che qui c’è la possibilità di cortocircuitare  portatori di soluzioni e portatori di problemi.  Ecco, questo, quello che faremo  quindi sarà per ora, quindi sintetizziamo così, sarà strutturato  — in fin dei conti un po’ di struttura c’è –  allora in due parti, se vogliamo, un po’ distinte.  Io non amo fare categorie, fasi eccetera,  però poi, sotto sotto, qualcosa c’è.

Ora una è questa in cui ci troviamo in cui, pur in questo caotico cicaleccio,  questo, tutto questo chiacchiericcio, in realtà,  piano piano andiamo depositando degli strumenti,  andiamo tirando fuori degli strumenti  e piano piano le persone ci familiarizzano,  proprio sentendosi perplesse ma questo stimola.  Il fatto di essere perplesso, di non sapere esattamente come fare,  amplifica l’intelligenza: un modo brillante per,  per narcotizzare le persone è dare l’apparecchio con le istruzioni.  “Leggi le istruzioni e poi usa l’apparecchio.”  E ma questo — qui non c’è nessuna crescita, questa è una cosa  stupida, cioè non si impara niente non si sviluppa nulla, non…

Invece se uno — si tratta di ritornare la dimensione del bambino che gioca,  scopre una cosa che non ha mai visto  e siccome il bambino è ancora sano, mentalmente,  sa benissimo cosa fare.  Ecco: noi dobbiamo ritornare, la fase di disorientamento,  serve a fare un clamoroso passo indietro  e molto spesso scatta questo meccanismo:  le persone, a prescindere assolutamente dall’età anagrafica  dopo una fase disorientamento  piano piano ripartono come facevano tanti anni fa  e cominciano a affrontare la questione con intelligenza.  Cioè provano, guardano che succede, guardano che succede, formano una teoria,  si – provano a fare un’ipotesi: “la testa non è così (?)”, e imparano.

Così, cosa succede?  Si rafforzano psicologicamente nei confronti del marchingegno, del contesto, eccetera.  E si crea una competenza vera,  perché le cose imparate così restano  e si trasformano progressivamente in padronanza.  Progressivamente. A volte io noto l’impazienza:  “Ma ora cosa facciamo, ora come fo a fare questo?”  No, non è così che si apprende, l’apprendimento ha sempre richiesto tempo.

È curioso, devo dire che è curioso  che cose che noi diciamo così spesso sono dette ai nostri giovani,  quando riguardano noi invece, no allora noi vogliamo tutto subito  Non diciamo mai, cioè non pretendiamo per i nostri figli  che le cose — noi diciamo loro “Eh no, ci vuole tempo applicazione e pazienza”.  Ebbé, benissimo: questo vale anche per noi.  Quindi acquisiamo competenze piano piano,  cominciamo a usare una manciata, quelli a — quegli oggetti  che io ho piazzato nella metafora del villaggio  — insomma non sto a enumerarli, li andate a rivedere —  sta – alcuni li conoscete già — stanno, entreranno e ora un altro paio di cose  poi saremo in qualche maniera a posto.

Non è – io non amo parlar di fasi,  perché so benissimo che queste fasi non saranno distinte,  perché ci sarà tutta una progressione che, ecco, una certa quantità di persone già faranno delle cose  che fanno parte della seconda fase.  qualcuno lo sta già facendo, già ora, addirittura.

Ma aumenteranno.  e piano piano, progressivamente seguiranno una buona parte,  non dico tutti, il tutto non esiste mai, ma una buona maggioranza.  Che cosa sarà la seconda fase?  La seconda fase sarà la vita del villaggio.

Ma cos’è questa vita del villaggio?  È semplicemente una cosa che ci interessa molto precisamente qui  dal punto di vista professionale, professionale vostro:  sostanzialmente la condivisione di pratiche didattiche di qualsiasi tipo,  che principalmente concernono ovviamente l’uso delle tecnologie  ma non necessariamente solo questo, assolutamente.  Cioè, verrà sempre più spontaneo aiutarsi,  andare a vedere come un certo problema l’ha risolto qualcun’altro.

Allora io vorrei che piano piano, cioè credo, spero  che si formino delle aggregazioni — ora la butto, la butto giù così:  gli insegnanti di sostegno, gli insegnanti di scienze,  quelli della scuola primaria, quelli della scuola secondaria,  gli insegnanti di un qualche cosa in una regione, in un’altra,  perché vabbé, anche l’appartenenza geografica può caratterizzare,  cioè, arricchisce lo scambio fra situazioni diverse  ma anche la – il riconoscimento di problemi comuni,  per cui queste aggregazioni, utilizzando con una certa agilità,  diciamo, gli attrezzi, gli strumenti, gli oggetti, gli artefatti del villaggio  che abbiamo, che stiamo conoscendo,  saranno in grado di condividere pratiche, problemi e soluzioni.

Un qualcosa che quando — e chiudo con questa annotazione —  che quando si vanno a vedere i famosi risultati PISA,  saranno, avranno difetti quello che si vuole,  ma insomma un cavolo (?) di informazioni di base la danno evidentemente,  se no, l’OECD non ci spenderebbe così tanto  perché è un fatto strategico per tutti i paesi oggi,  in una società della conoscenza, la scuola.

E allora quando si va a vedere i risultati PISA  e si domandano – e gli operatori, diciamo così, si domandano:  “Ma come mai paesi così diversi come la Finlandia e la Corea del sud  risultano essere così eccellenti? Che cosa hanno in comune?”  Allora quando si vanno a vedere i rapporti dell’OECD o dell’Istituto McKinsey,  credo si chiami,  un fatto fondamentale, diciamo due, che emerge,  i fatti fondamentali che emergono sono due.

Uno è che in primo luogo, la figura dell’insegnante è nobilitata,  è resa socialmente rilevante, è premiata, difficile,  e però è riconosciuto, e riconosciuto come una figura cruciale,  non è da sfortunati ma è un ruolo ambito,  quindi è remunerato adeguatamente in confronto a …  onori, ma anche anche ovviamente doveri.

E il secondo fatto è il creare rete  fra gli insegnanti come forma principale di aggiornamento professionale,  cioè l’aggiornamento professionale fondamentale  è lo scambio fra persone che lavorano in trincea, non è la lezioncina del super-esperto  che viene, dice tre cose, poi si fa il quiz e si va via.  Quella è una cosa che non ha valore.  Invece è questo: la condivisione delle pratiche, dei problemi e delle soluzioni.  Ecco: sostanzialmente, poi, diciamo queste parole sono le minime  che si possono dire per cercare di disegnare un pochino  che cos’è questa cosa che stiamo cercando di fare insieme.

E con questo, speriamo che funzioni questo audio post.  Buonanotte a tutti


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#ltis13: diario 2013-04-14

(gratt)acapo/i

Ieri, copiando qui il diario fuori blog per #ltis 13 fatto su PiratePad, ho pasticciato un bel po’, soprattutto a causa degli a capo (“line breaks”).

Avevo scartato l’idea di copiare il contenuto di ciascun giorno in un post separato che avrei retrodatato alla data pertinente come si può fare con WordPress. Jim Shimabukuro lo fa per tutti i profili di autori di ETCJournal.com: post normali retrodatati a diverse date del 2008, soprattutto il 1° ottobre 2008, salvo quando si distrae e lascia la data vera, o se l’autore chiede di usare un suo profilo esistente.

Mai capito perché non usa invece pagine statiche, che sono proprio fatte per questo tipo di contenuti. La data dei post è una caratteristica fondamentale dei blog, che sono come una sfilza di email ordinati per ordine cronologico, in una specie di e-rotolo di carta igienica cronologico. Vabbé, adesso sui bordi si possono anche aggiungere merletti: elenchi di post e commenti, ultimi tweet, ecc ecc. Ma con le date dei post non va pasticciato.

Dunque scartata la retrodatazione, volevo mettere tutto il diario “pre-blog” in un solo post. Però mi serviva una specie di sommario con sotto-link per facilitare la navigazione, e siccome non son capace di scriverne uno direttamente in codice html (sbaglio sempre qualcosa nel creare le ancore), sono passata dall’editore per pagine Web di LibreOffice.

Primo piccolo (gratt)acapo: PiratePad usa i ritorni a capo invece di paragrafi veri . Quindi oltre a sostituire i  titoli puramente visivi (fatti con grassetto e grassetto sottolineato) con titoli strutturali per poter trarne un sommario, ho anche sostituito tutti gli a capo con paragrafi veri: abbastanza facile con Cerca e Sostituisci nella sorgente.

Secondo (gratt)acapo: l’idea era di copiare la sorgente LibreOffice nell’editore di post WordPress in modalità Text (sorgente). Però nella sorgente di LibreOffice ci sono degli a capo puramente visivi  per facilitare la lettura, che poi non appaiono in lettura normale – ma invece il software  WordPress traduce quegli a capo puramente visivi della sorgente in a capo veri che si vedono nel post. Ma siccome sono puramente visivi, non ci hanno  tag che si potrebbero rimuovere in una sola volta con Cerca e Sostituisci in LibreOffice, allora ho tolto i stramaledetti a capo uno ad uno nell’editore WordPress  e quindi il post l’ho pubblicato dopo mezzanotte, cioè con data di oggi…

Avrei anche potuto ricopiare le parti tra i titoli dal file  LibreOffice in modalità normale, non sorgente, però proprio perché era tardi, non ci ho pensato 😀

Stili strutturali e fruibilità

OK, nel post di ieri della copia nel diario pre-blog, volevo stili di titoli strutturali per poter trarre un sommario interattivo usabile da tutti.  Oggi non sto creando un sommario, perché questo post non dovrebbe essere  così mostruosamente lungo.  Però lo stesso, uso titoli strutturali (di livello H3 perché H1 e H2 sono già usati dalla struttura globale del blog).

Motivo: ance se  chi ci vede e non ha problemi di lettura può scorrere facilmente attraverso il testo, i titoli strutturali servono per farlo a chi deve usare un programma di sintesi vocale – come JAWS, NVDA – per leggere: i ciechi e forti dislessici ad esempio.  In effetti quei programmi di sintesi vocale non si limitano a leggere il testo dall’inizio alla fine con voce sintetica, ma permettono di spostarcisi da titolo a titolo – a patto, appunto, che siano titoli strutturali H1 H2 H3 ecc, e non cavolate puramente decorative (fatte con grassetto, sottolineato ecc)  come i soli titoli che si possono fare con PiratePad, o TextEdit su Mac, purtroppo.

Nei post di Andreas per  #ltis 13, in particolare in Ok, qualcosa su Piratepad – #ltis13, lui ha ripetutamente insistito sul fatto che PiratePad non è una piattaforma wiki.  Eppure PiratePad conserva le revisioni, consente di ripristinarne una anteriore, ha uno spazio commenti (la chat) —  come una pagina wiki, o come una pagina Google Docs o – ad uso degli autori, come un post WordPress. Una differenza, come dice lui, sta nel fatto che un pad PiratePad è UNA sola pagina, e che non ne è garantita la durabilità. Però secondo me la differenza più importante – ed irritante – sta proprio in quell’impossibilità di adoperare stili – e in particolare titoli – strutturali con PiratePad

Virgole

In Apriamo il blog #lt13. Andreas prima ci aveva chiesto di mandargli un email con oggetto “mooc” poi  dati separati da virgole: nome completo, cognome, URL del blog, eventuali nickname usati in rete, insistendo sull’importanza delle virgole e del non scrivere nient’altro.

Avevo pensato: caspita, ha un trucco per estrarre automaticamente quei dati dai nostri e-mail e per creare un file .csv (comma-separated values9. E che se ne farà, serve forse per i <a href=”http://iamarf.org/tag/sociogramma/”>sociogrammi </a> che ha usato in passato per rappresentare l'(inter)attività dei partecipanti a un corso?

Poi ha sostituito la richiesta di e-mail con un modulo Google Drive e i moduli Google Drive ti sputano le risposte belle ordinate in uno spreadsheet (foglio di lavoro / di calcolo?) pure quello GD,  che in un certo senso è la visualizzazione di un file .csv, e soprattutto che può essere scaricato come .csv.  Perché vabbé, già uno spreadsheet sarebbe una bella cosa, però appunto, cos’altro puoi combinare con un file .csv: quei sociogrammi? Oppure c’è un trucco per traadurli automaticamente in file OPML come quello che ci aveva proposto da aggiungere nei nostri aggregatori durante linf12, per seguire tutti i blog dei partecipanti? Cioè il passaggio da un file csv o perlomeno csvoide a un file xmloide si può fare con i sottotitoli, quindi perché no a un file OPML che è un file XML(oide) qnche quello. Ma non ci sarebbero un po’ troppi tipi di dati per un file OPMLoide?

Oppure arà diverse cose a partire della spreadsheet dei risultati: ne potrebbe fare una copia, tagliarvi le colonne che non servono per il file OPML, scaricarne il file .csv, trasfformarlo in file .OPML – e dalla spreadsheet completa, estrarre un .csv – ma per farne cosa?

LOL – sono proprio una filologa manquée come mi diceva G.S., a partire così per la tangente a proposito di virgole. Vedremo.

Lavello WordPress

Nel commento #84 a Apriamo il blog #lt13, annacilia aveva scritto:

,,, ho aperto il blog e scritto il primo articolo. La barra degli strumenti di scrittura è però molto povera; qualcuno sa dirmi come posso aggiungere altri comandi?

Poi nel commento #95 ha scritto:

Scusate ho risolto il problema era una sciocchezza.

Visto che il blog linkato sul suo nome è un blog WordPress, sembra che abbia scoperto il “lavello” (“kitchen sink”) della barra strumenti dell’editore di testo WordPress, che apre una seconda barra con un sacco di altri comandi, inclusi gli stili.  In gamba: io ci avevo messo mesi.

Ma perché diamine WordPress non mostra questa seconda barra strumenti automaticamente? a paura che turbi le nostre testoline?  Ma dover cliccare su un’icona chiamata “kitchen sink”per vederla non è affatto intuitivo: io vedo “Kitchn sink”, penso: “No grazie, i piatti li o già lavati” oppure “li laverò dopo”.