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Embed Google Drive 2: file audio e video

Vediamo se la procedura usata per inserire un foglio elettronico Drive nel  post precedente si può adattare a file audio e video  che si possono caricare su Drive, ma non sembrano coperti dall’aiuto WordPress.com, che sembra risalire a quando Google Drive era Google Docs  e funzionava soltanto con file testo (.odt, doc…), presentazioni slide e, appunto, fogli elettronici.

File audio

Drive non propone un codice embed per i file audio, soltanto un link da condividere pubblicamente, che consente solo il download, non l’esecuzione. Quindi non si potrebbe nemmeno pasticciarci per per produrre uno shortcode. Però provo con https://docs.google.com/file/d/0B5uzSw0MoY82Q2otZ0lReFp5Ykk/edit?usp=sharing cioè il file audio in http://iamarf.org/2013/05/05/post-audiomobilistico-2/ salvato e caricato su Drive, cioè con

(parentesi quadra)googleapps domain=”docs” query=”key=0B5uzSw0MoY82Q2otZ0lReFp5Ykk”(parentesi quadra):

Lo shortcode rimane anche dopo il passaggio a visual e il salva come bozza, ma non produce niente in Anteprima e la sorgente dell’anteprima dice:

<!-- Unsupported URL -->

File video

Drive propone un codice embed di tipo iframe per i video caricati. Provo con uno, cioè
(parentesi puntuta)iframe src=”https://docs.google.com/file/d/0B5uzSw0MoY82Q29rV2NubG9FOWc/preview&#8221; height=”385″ width=”640″(parentesi puntuta)(parentesi puntuta)/iframe(parentesi puntuta):
:

In modalità visual si vede un widget (accidenti, ho premuto Publish invece di Anteprima) e si vede pure il video embeddato nel poste: in effetti il software ha sputato uno shortcode:

(parentesi quadra)googleapps domain=”docs” dir=”file/d/0B5uzSw0MoY82Q29rV2NubG9FOWc/preview” query=”” width=”640″ height=”385″ /(parentesi quadra)

Però il video è lento a caricare, non è possibile aggiungervi dei sottotitoli – e ovviamente non ci sono nemmeno i sottotitoli automatici prodotti da YouTube.

Riassunto temporaneo

  • Per embeddare un file audio con player, non caricarlo su Drive ma ma un’altra piattaforma (vedi Prove di inserimento (embed) in blog WordPress.com – #ltis13)
  • Per embeddare un  file video con player, meglio caricarlo su YouTube (la soluzione più facile); Drive si può forse usare se si teme che l’ecerbero anticopia di YouTube decida che è la terza violazione grave del copyright e ti cancelli l’account. Ma quell’e-cerbero essendo una creatura Google, potrebbe anche spadroneggiare negli embed da Google Drive.

(Ma perché sto provando tutte queste soluzioni embed??? Io preferisco dare un semplice link, anzi, un semplice URL cliccabile agli “oggetti” esterni… W il testo, M al multimedia!!)

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Post audiomobilistico restaurato – #ltis13 – trascrizione

Vedi Post audiomobilistico restaurato – #ltis13 e il commento #5 di Maria Grazia [Fiore] a Audiopost: dal caos al villaggio operoso – #ltis13.

Trascrizione

[Musica]

[Andreas Formiconi] Vediamo se riesco a fare il punto della situazione, avendo da fare ancora 500 km nell’autostrada. Mi annoia.

Dunque, siamo arrivati a metà del percorso. Ora, io avrò un’altra settimana con molte dispersioni. A parte il viaggio di oggi, domani, recuperare un po’ di cose di vario tipo, martedì, c’è l’intervento a Didamatica con cinque, chiamiamole ex-studentesse, del laboratorio informatico linf12, quello piccolino precedente a questo.

Quindi io mi limiterò a rispondere ai commenti qua e là, dove e come ce la posso fare. Fra ieri e l’altro ieri mi sono rimesso in pari.

Qui a metà è un po’ un punto di svolta, per cui cambia, diciamo, cambia un po’ l’obiettivo specifico. Fino ad ora ci siamo procurati strumenti.

È stata utile la metafora del villaggio. Poi naturalmente c’è chi attribuisce troppo significato, chi troppo poco, ma insomma, serve a creare, senza farla tanto lunga, insomma serve a far capire che è fondamentale un effetto comunità per apprendere.

E noi vogliamo [GPS: 35 km der Strasse folgen] – noi – scusate, è il navigatore che è entrato di mezzo.

È anche un esperimento per vedere, siccome siamo in un università di massa, e comunque l’insegnamento, specie per queste cose di base è di massa, e comunque il modello tradizionale delle classi di massa è perdente, non funziona, bene, qui stiamo esplorando la possibilità di far leva sull’effetto comunità per far sì che classi di massa funzionino meglio. E visto che abbiamo le tecnologie sotto il naso, cerchiamo di usarle perché questo funzioni.

Poi, a chi fa bene pensare la cosa con la metafora del villaggio, a chi fa bene utilizzare un’altra metafora, a chi invece fa bene non pensare a nessuna metafora, va benissimo. Comunque, questo è quello che cerchiamo di fare.

Fino ad ora, abbiamo cercato di procurarci, decentemente – è chiaro che non si può pensare che tutti arrivino a avere lo stesso livello di competenza – decentemente, una sufficiente quota di persone – voglio dire, rispetto a prima, sarà un po’ meglio, poi col tempo arriveranno tutti – una sufficiente quota di persone che siano in grado di padroneggiare, di utilizzare, non voglio dire padroneggiare, alcuni strumenti utili che ci servono a concretizzare questa possibilità di apprendere, di comunicare l’apprendimento.

Spero di fare discorsi non troppo sconnessi in una fila alla dogana qui.

Allora, strumenti per apprendere e per comunicare. Comunicare ascoltando gli altri, e anche proponendo le proprie soluzioni e i propri problemi.

Allora abbiamo in qualche maniera acquisito in numero sufficiente alcuni strumenti. Non è detto che abbiamo tutto ciò ce ci serve. Diciamo che abbiamo un qualcosa che forse per ora basta.

Ora introduciamo una nuova parte, che consiste nel creare delle aggregazioni. Per far questo utilizzeremo uno strumento di social networking, che è in particolare – scusatemi, social bookmarking – che in particolare sarà Diigo, che comunque introdurrò adeguatamente, ma dopo Didamatica.

Fra stasera – non so quando torno e in che condizioni torno – e domani, io vi proporrò un testo da leggere, introduttivo come al solito, non tecnico, non del tutto tecnico, in realtà abbastanza tecnico sotto-sotto. Su questo testo potrete, così, avrete il tempo di riflettere e confrontare ciò che leggerete con ciò che sapete, ciò che sapete fare, le vostre consuetudini, ecc.

Nel frattempo, continuano coloro che devono ancora, come si dice nelle campagne toscane, appattuirsi (sp?) con alcuni di questi strumenti, hanno così ancora il tempo di farlo, di fare domande, aiutarsi ecc.

Successivamente, dopo Didamatica, quindi diciamo, verso la fine della settimana, proporremo allora – introdurremo nell’uso il sistema di social bookmarking Diigo e vedremo di costruirci il modo di utilizzarlo per facilitare l’aggregazione fra coloro che hanno interessi, competenze e aspirazioni analoghe o altri tipi di affinità, per esempio, geografica, che so, quelli che abitano in una regione, in una città, piuttosto che in certi tipi di altri territori, ecc.

Con questo non è che cessa l’attività di acquisizione di nuovi strumenti. Anzi, ci sono delle cose che ancora io sento il bisogno di proporre. Ma lo faremo in maniera integrata e a seconda delle necessità, navigando a vista, certo, certo, navigando a vista, che non è necessariamente una cosa negativa se si ha una meta ben fissa in mente, inderrogabile, chiamiamola “Stella Polare”, è una cosa buona, non è una cosa cattiva: significa ascoltare gli incerti, ascoltare, ciò che si dice spesso mancare nell’insegnamento, cioè la mancanza dell’ascolto.

Bene, se c’è ascolto, c’è anche navigazione a vista, perché sennò si parla a vanvera evidentemente. Quindi, io non so esattamente – io so che ho, non lo so, la Stella Polare, diciamo così, ma ho anche una serie di sotto-obiettivi che non vorrei mancare, ma non mi prefiggo di metterli in un ordine temporale preciso. Se vedo che sorge in modo per così dire maggioritario una certa necessità, io mi adatto a questo. Questo significa navigare a vista.

Con questo direi che un po’ il punto della situazione mi pare d’averlo fatto.

(Nota sulla trascrizione: come per la trascrizione di Audiopost: dal caos al villaggio operoso – #ltis13, ho fatto un falso video dal file audio di Andreas, l’ho caricato su YouTube, poi ho trascritto il video YouTube con Amara. Ma questa volta non sono passata da DotSUB: ho fatto lunghissimi pseudo-sottotitoli nemmeno sincronizzati, per ottenere una trascrizione riutilizzabile tale quale.

Forse il progetto “generazione web” potrebbe essere uno dei nuclei per quell’aggregazione di cui parla Andreas – in particolare i criteri per l’adozione di supporti didattici digitali.


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Audiopost: dal caos al villaggio operoso [trascrizione] – #ltis13

Vedi http://iamarf.org/2013/04/16/audiopost-dal-caos-al-villaggio-operoso-ltis13. Nei commenti, molti hanno detto quanto più facile sia seguire un ragionamento in audio, con l’intonazione, ed è verissimo. Però  Maria Grazia nel commento #5 ha scritto:

1) l’audio post è ganzo ma non accessibile (se ci fosse un sordo?); 2) mi piacerebbe che ci si frequentasse (chi vuole ovviamente) anche su Google+ (perché non ci facciamo una cerchia? 😉 ; 3) quest’anno voglio approfondire la sottotitolazione dei video (Claude, dove sei?).

Da qui questa trascrizione – ora non l’ho fatta tutta io, perché 19 minuti di audio sono lunghi da trascrivere.

(Aggiornamento per maggior chiarezza:

I sottotitoli detti “closed captions) sono file di testo con delle indicazioni temporali che li fanno girare come sottotitoli assieme al video, e un’estensione specifica (srt, sbv, ttml ecc).  Quei file possono essere prodotti da e utilizzati in diversi strumenti di sottotitolazione, ciascuno con vantaggi diversi:

  • YouTube crea dei sottotitoli automatici per video in varie lingue, compreso l’italiano, che il “caricatore” del video può salvare – però contengono inesattezze e sono suddivisi in modo strano;
  • Amara è la piattaforma di sottotitolazione più comoda per correggere i sottotitoli automatici di YouTube, però non si può vedere il risultato sottotitolato a pieno schermo, e inoltre i link sulle indicazioni temporali nella trascrizione generata dai sottotitoli, che un tempo consentivano di far partire il video da un punto dato, sono in tilt da mesi
  • DotSUB è meno comodo di Amara per  sistemare la divisione dei sottotitoli, però la trascrizione interattiva prodotta dai sottotitoli funziona, e può essere resa più leggibile, introducendovi paragrafi

Perciò la compatibilità dei file di sottotitoli con questi vari strumenti consente di combinarne i vari vantaggi.

Fine aggiornamento)

Quindi:

  1. Ho scaricato il file http://iamarf.files.wordpress.com/2013/04/voce_004_caos_villaggio.mp3 linkato nel post.
  2. L’ho trasformato in video tutto nero con il software gratuito iKaraoke  TunePrompter (soltanto per  Mac e un po’ di aggeggi portatili, ma per fare un video nero, basta qualsiasi editore video: ci sbatti un jpg nero, poi ci aggiungi l’audio poi esporti come mp4, mov, ciò che vuoi: la risoluzone immagine può essere bassissima, e invece quella audio buona: vedi 3).
  3. Ho schiaffato quel video nero in http://www.youtube.com/watch?v=GZPmZTt8_So affinché YouTube produca una sottotitolazione automatica: ci vuole un po’ di  tempo, quindi pazienza.
  4. Ho scaricato il file dei sottotitoli automatici
  5. A partire da quel video YouTube, ho creato la pagina di sottotitolazione http://www.amara.org/en/videos/tpCD8ZCqBiNJ/info/andreas-r-formiconi-dal-caos-al-villaggio-operoso, vi ho aggiunto i sottotitoli automatici e li ho corretti (vedi la sottopagina Italian): la sottotitolazione automatica di YT non è male, ma ogni tanto ti spara delle boiate tipo “pene” per “bene”, quindi va corretta.
    Dalla sottopagina Italian avrei potuto scaricare i sottotitoli corretti come semplice trascrizione .txt, però questa ha nuovi paragrafi per ogni sottotitolo: poco leggibile.
  6. Perciò ho creato, con lo stesso video nero,  la pagina http://dotsub.com/view/511640de-8b1f-49f0-acf6-84ccac6506f8 e vi ho aggiunto i sottotitoli corretti con Amara,
  7. dai sottotitoli,  DotSUB ha prodotto una trascrizione continua dove ho aggiunto paragrafi per facilitare la lettura
  8. Adesso copierò sotto quella trascrizione.

Però a quanto ho capito da amici sordi, a loro non importa soltanto avere il contenuto come testo da leggere: vogliono anche l’esperienza dinamica nel tempo che i non sordi hanno tramite l’udito. Quindi forse una persona sorda preferirebbe il video nero sottotitolato. Per questo, meglio la versione DotSUB che si può anche vedere a tutto schermo, mentre nella versione a tutto schermo di Amara,  non si vedono i sottotitoli.

Trascrizione

Non credo di riuscire a scrivere un post fra stasera e domani — non so:  giornata densa, vedremo.

Mi è venuto in mente però che forse faccio prima a  confezionare un audio post.  Non credo di averlo mai fatto.  Provo a registrarlo con l’androide,  poi col wireless lo mando in Dropbox,  in Dropbox lo raccatto nel computer  e poi lo pubblico brutalmente in un post in WordPress.  Vediamo che succede.

Giusto per fare così 2-3 considerazioni che comunque ho in mente,  partendo da quella sorta di terrore che il caos genera:  ogni tanto vengono nei commenti di tante persone:  “Ma ce la farò con questo caos? Mi sperdo, sono disorientato.”

Mi meraviglia sempre come il caos generi così tanto sconcerto nelle persone  Il caos è — non è una cosa negativa, non è distruttivo.  Dal caos si genera la vita, la natura lo usa pervasivamente  a tanti, forse non so dire, infiniti livelli di organizzazione.

Mi viene in mente bellissimo metodo di Edgar Morin,  il primo volume, “La natura della natura”,  mi sono ricordato, ma sono andato a vederlo perché non ero più sicuro  ma in effetti c’è un discorso affascinante di come  già gli elementi che costituiscono il nostro mondo fisico  si generano con un processo di natura assolutamente caotica  in quel forno di caos che sono le stelle,  la nostra stella, il sole,  si producono, si produce il carbonio che poi incidentalmente  è l’elemento alla base della materia organica, quindi di tutto ciò che è vita sul nostro pianeta

E qui il carbonio — vediamo se lo ritrovo —  “In astratto la nascita di un atomo di carbonio può derivare soltanto da un caso straordinario  ma se essa viene situata nel cuore di quelle fucine in fiamme che sono le stelle,  composte in maggioranza di elio,  e in quelle temperature di reazione vengono mantenute per un tempo lunghissimo  allora si comprende come in questa sede si produca un numero inaudito di collisioni casuali  di nuclei di elio e come fra queste collisioni si svolga una minoranza di collisioni  che producono il carbonio.  Vi è così una probabilità locale e temporale perchè si costituisca nel cuore di una stella  l’improbabilissimo nucleo del carbonio.”

E questo è interessante perché si vede come già nell’universo,  la vita, proprio, il germe, il seme iniziale della vita, parta sostanzialmente da un fenomeno  che sembra essere di sola distruzione, un — il più grande fuoco, forno  che si conosca  genera invece il germe di un ordine mirabile.

Fra l’altro questo concetto dell’improbabile, dell’estremamente improbabile,  che — e poi diviene certezza  grazie a grandissimi numeri su cui questa improbabilità si esercita,  è un meccanismo che si ritrova anche in internet:  a volte la gente, le persone parlando si meravigliano:  “Ma come — ma come può essere, faccio un esempio, che  tanto software che funziona così bene venga prodotto da gente così pazza  che per niente, passa le notate a fare programmi complicatissimi  che nemmeno — talvolta che competono con gli staff  di ingegneri agueritissimi delle più grandi multinazionali?”

Eh, ma perché noi, nella nostra,  noi siamo abituati quando pensiamo alla gente  con questa espressione diciamo generale,  pensiamo a ciò che in qualche maniera psicologicamente,  in qualche maniera, dominiamo:  qualche centinaio di persone sono le relazioni normali che concepiamo,  ma qualcuno conoscerà tre, due, tre, quattro cinquecento persone ma  sono un pò — è la dimensione se si vuole poi del villaggio,  la comunità entro la quale si può pensare di avere relazioni abbastanza stabili,  avere la sensazione di conoscere un pochino la comunità.  E come funziona? Funziona ed è improbab…, è estremamente improbabile che  io nelle mie due, tre, quattrocento conoscenze  conosca una persona così capace, così matta,  da contribuire significativamente a un software o qualcosa del genere.

E il problema — non il problema, cioè,  il trucco sta nel fatto che internet stravolge completamente  questa nozione di contatto, di connessione possibile,  perché in realtà virtualmente io posso connettermi con miliardi di persone  e quindi riesco  — cambia completamente la possibilità che io trovi qualcuno così,  per intendersi, così matto.  e su questi numeri così enormi, il fatto che le persone anche remote nello – geograficamente,  si possono collegare istantaneamente,  fa si che si crei massa critica,  e per cui una persona su 1000, quando io ho un miliardo di persone,  vuol dire un milione di persone,  tutte assolutamente matte, che hanno la probabilità di un millesimo di esserci.

Ecco, su questo tipo di proporzione conviene un pochino riforgiarsi, diciamo,  la mente, la percezione.  Ma il caos a noi ci interessa un pochino perché è quello che le persone percepiscono  quando entrano in questa sorta di villaggio come l’abbiamo chiamato all’inizio.  allora dico due tre parole su come  — tratteggio proprio per sommi capi come si svolge ora questa cosa.

Vediamo se — è come se ci trovassimo tutti in un aula e voi mi aveste forzato  con delle domande dirette, probabilmente succederebbe questo:  “Ma insomma, ma ci dici ora che cosa diavolo stiamo, dove stiamo andando.”  qualcuno vedo che comincia a intuire, però certamente ce ne saranno tanti di perplessi.

Stiamo parlando di mezzo migliaio di persone, insomma, quindi,  allora all’inizio il caos io lo voglio, lo favorisco, voglio che ci sia  perché — e va portato a una certa temperatura: è esattamente come cuocere una pietanza.  Perché gli ingredienti si amalgamino,  è necessario che si si raggiungano certe condizioni.  E sì. fa un po’ caldo, vabbé, è scomodo, un po’–  non ci si rigira bene,  ma è un prezzo che va pagato.

In realtà, ma forse qualcuno di voi se n’è reso conto,  ma io per me, che cerco di vedere un po’ tutto panoramicamente  non è già più caos, io vedo già molte strutture emergere.  vedo strutture in germe, ma a volte anche abbastanza definite,  cioè persone che cominciano a aggregarsi per una varietà di motivi.  Le butto lì così praticamente poi scriverò, cioè,  userò molto concretamente questi, questi indizi, diciamo.

E, beh, ci sono quelli che spontaneamente si occupano del social bookmarking.  Lo useremo: era quel congegno per filtrare le idee i problemi e le soluzioni.  a cui avevo accennato nello schizzo del villaggio.

Ci sono quelli che per affinità geografica o di appartenenza  si stanno organizzando per darsi una mano,  per esempio gli insegnanti che lavorano nell’ambito dell’Ente Canossiano in Lombardia:  ho saputo che si stanno organizzando.

Poi ci sono quelli che si sono organizzati, si stanno organizzando  per scrivere una storia collettivamente.

Poi ci sono gli appassionati o curiosi intorno, pare perché si sono —  hanno già cominciato a scambiarsi consigli  e poi hanno trovato anche un oggetto alternativo.  Sarebbe interessante vedere le differenze,  cosa si può fare con l’uno o con l’altro eccetera.

Ci sono delle — e io vedo anche se non si sono coagulate  nemmeno inizialmente spontaneamente, ma io le vedo,  delle affinità potenziali.  Per esempio ci son quelli che hanno detto: “Ma a me piacerebbe, ganzo NoBlogs,  mi è affine, lo voglio, però ci sono difficoltà e –”  oppure: “Bello il, la possibilità di fare il blog da WordPress,  ma su una propria piattaforma.  Da qualche altra parte in queste quasi 500 persone ci sono quelli che invece  le hanno fatte queste cose.

Quindi diciamo che qui c’è la possibilità di cortocircuitare  portatori di soluzioni e portatori di problemi.  Ecco, questo, quello che faremo  quindi sarà per ora, quindi sintetizziamo così, sarà strutturato  — in fin dei conti un po’ di struttura c’è –  allora in due parti, se vogliamo, un po’ distinte.  Io non amo fare categorie, fasi eccetera,  però poi, sotto sotto, qualcosa c’è.

Ora una è questa in cui ci troviamo in cui, pur in questo caotico cicaleccio,  questo, tutto questo chiacchiericcio, in realtà,  piano piano andiamo depositando degli strumenti,  andiamo tirando fuori degli strumenti  e piano piano le persone ci familiarizzano,  proprio sentendosi perplesse ma questo stimola.  Il fatto di essere perplesso, di non sapere esattamente come fare,  amplifica l’intelligenza: un modo brillante per,  per narcotizzare le persone è dare l’apparecchio con le istruzioni.  “Leggi le istruzioni e poi usa l’apparecchio.”  E ma questo — qui non c’è nessuna crescita, questa è una cosa  stupida, cioè non si impara niente non si sviluppa nulla, non…

Invece se uno — si tratta di ritornare la dimensione del bambino che gioca,  scopre una cosa che non ha mai visto  e siccome il bambino è ancora sano, mentalmente,  sa benissimo cosa fare.  Ecco: noi dobbiamo ritornare, la fase di disorientamento,  serve a fare un clamoroso passo indietro  e molto spesso scatta questo meccanismo:  le persone, a prescindere assolutamente dall’età anagrafica  dopo una fase disorientamento  piano piano ripartono come facevano tanti anni fa  e cominciano a affrontare la questione con intelligenza.  Cioè provano, guardano che succede, guardano che succede, formano una teoria,  si – provano a fare un’ipotesi: “la testa non è così (?)”, e imparano.

Così, cosa succede?  Si rafforzano psicologicamente nei confronti del marchingegno, del contesto, eccetera.  E si crea una competenza vera,  perché le cose imparate così restano  e si trasformano progressivamente in padronanza.  Progressivamente. A volte io noto l’impazienza:  “Ma ora cosa facciamo, ora come fo a fare questo?”  No, non è così che si apprende, l’apprendimento ha sempre richiesto tempo.

È curioso, devo dire che è curioso  che cose che noi diciamo così spesso sono dette ai nostri giovani,  quando riguardano noi invece, no allora noi vogliamo tutto subito  Non diciamo mai, cioè non pretendiamo per i nostri figli  che le cose — noi diciamo loro “Eh no, ci vuole tempo applicazione e pazienza”.  Ebbé, benissimo: questo vale anche per noi.  Quindi acquisiamo competenze piano piano,  cominciamo a usare una manciata, quelli a — quegli oggetti  che io ho piazzato nella metafora del villaggio  — insomma non sto a enumerarli, li andate a rivedere —  sta – alcuni li conoscete già — stanno, entreranno e ora un altro paio di cose  poi saremo in qualche maniera a posto.

Non è – io non amo parlar di fasi,  perché so benissimo che queste fasi non saranno distinte,  perché ci sarà tutta una progressione che, ecco, una certa quantità di persone già faranno delle cose  che fanno parte della seconda fase.  qualcuno lo sta già facendo, già ora, addirittura.

Ma aumenteranno.  e piano piano, progressivamente seguiranno una buona parte,  non dico tutti, il tutto non esiste mai, ma una buona maggioranza.  Che cosa sarà la seconda fase?  La seconda fase sarà la vita del villaggio.

Ma cos’è questa vita del villaggio?  È semplicemente una cosa che ci interessa molto precisamente qui  dal punto di vista professionale, professionale vostro:  sostanzialmente la condivisione di pratiche didattiche di qualsiasi tipo,  che principalmente concernono ovviamente l’uso delle tecnologie  ma non necessariamente solo questo, assolutamente.  Cioè, verrà sempre più spontaneo aiutarsi,  andare a vedere come un certo problema l’ha risolto qualcun’altro.

Allora io vorrei che piano piano, cioè credo, spero  che si formino delle aggregazioni — ora la butto, la butto giù così:  gli insegnanti di sostegno, gli insegnanti di scienze,  quelli della scuola primaria, quelli della scuola secondaria,  gli insegnanti di un qualche cosa in una regione, in un’altra,  perché vabbé, anche l’appartenenza geografica può caratterizzare,  cioè, arricchisce lo scambio fra situazioni diverse  ma anche la – il riconoscimento di problemi comuni,  per cui queste aggregazioni, utilizzando con una certa agilità,  diciamo, gli attrezzi, gli strumenti, gli oggetti, gli artefatti del villaggio  che abbiamo, che stiamo conoscendo,  saranno in grado di condividere pratiche, problemi e soluzioni.

Un qualcosa che quando — e chiudo con questa annotazione —  che quando si vanno a vedere i famosi risultati PISA,  saranno, avranno difetti quello che si vuole,  ma insomma un cavolo (?) di informazioni di base la danno evidentemente,  se no, l’OECD non ci spenderebbe così tanto  perché è un fatto strategico per tutti i paesi oggi,  in una società della conoscenza, la scuola.

E allora quando si va a vedere i risultati PISA  e si domandano – e gli operatori, diciamo così, si domandano:  “Ma come mai paesi così diversi come la Finlandia e la Corea del sud  risultano essere così eccellenti? Che cosa hanno in comune?”  Allora quando si vanno a vedere i rapporti dell’OECD o dell’Istituto McKinsey,  credo si chiami,  un fatto fondamentale, diciamo due, che emerge,  i fatti fondamentali che emergono sono due.

Uno è che in primo luogo, la figura dell’insegnante è nobilitata,  è resa socialmente rilevante, è premiata, difficile,  e però è riconosciuto, e riconosciuto come una figura cruciale,  non è da sfortunati ma è un ruolo ambito,  quindi è remunerato adeguatamente in confronto a …  onori, ma anche anche ovviamente doveri.

E il secondo fatto è il creare rete  fra gli insegnanti come forma principale di aggiornamento professionale,  cioè l’aggiornamento professionale fondamentale  è lo scambio fra persone che lavorano in trincea, non è la lezioncina del super-esperto  che viene, dice tre cose, poi si fa il quiz e si va via.  Quella è una cosa che non ha valore.  Invece è questo: la condivisione delle pratiche, dei problemi e delle soluzioni.  Ecco: sostanzialmente, poi, diciamo queste parole sono le minime  che si possono dire per cercare di disegnare un pochino  che cos’è questa cosa che stiamo cercando di fare insieme.

E con questo, speriamo che funzioni questo audio post.  Buonanotte a tutti