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Generare un rapporto Diigo – #ltis13

Come spiega Andreas in uno dei tutorial su Diigo in http://iamarf.org/2013/05/16/iniziamo-a-taggare-ltis13/ , quando si guarda una pagina Diigo in modalità “Best for Edit or Manage” (meglio per modificare o gestire), ci sono caselline  accanto ai link che consentono di selezionarli e di sottoporre quelli selezionati a diverse azioni elencate nella lista a tendina “More actions…” in cima:

  • Delete (Cancellare)
  • Send to (Spedire a)
  • Generate report (Generare un rapporto – vedi sotto)
  • Revise tags (Rivedere i tag – controllare che sia attivata l’opzione add tags [aggiungere tags] e non quella replace tags [sostituire i tag])

Se si sceglie “Generate a report” (generare un rapporto), il rapporto sui segnalibri selezionati si apre una pagina popup, che si può modificare, selezionare e copiare – e quindi incollare altrove. Il rapporto include anche i commenti ai segnalibri ma non gli autori dei segnalibri né dei commenti, purtroppo. Però questo dati si potrebbero aggiungere a mano.

Problema: nei gruppi Diigo, sembra che la visualizzazione con caselline sia offerta solo ai moderatori – e me ne sono accorta soltanto dopo aver generato gli esempi che seguono. Stupido, però la soluzione per i non moderatori sarebbe di aggiungere i segnalibri che si vogliono includere in un rapporto nella propria “Library” (biblioteca), e di fare il rapporto da lì.

Esempi di rapporti allo stato brado, generati il 24 maggio 2013 tra le 11:00 e le 11:40:

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Niko Donburi: Dear Linden, Dear Linden (2007) – #ltis13

L’idea del video Niko Donburi: Dear Linden, Dear Linden (2007) mi è  dalla discussione su Second Life tra Gianni, Nadia, Andreas e me nei commenti a Prove di inserimento (embed) in blog WordPress.com – #ltis13 di Andreas,  a partire dal commento #14 di Gianni .

Come per i falsi video che ho utilizzato per trascrivere audipost di Andreas, anche questa volta ho prodotto il video a partire da un file mp3 (scaricato da http://www.reverbnation.com/nikodonburi/song/8768417-dear-linden-dear-linden ) con iKaraoke TunePrompter, solo che questa volta l’ho <b>anche</b> utilizzato per fare dei sottotitoli “a karaoke”. Per il testo dei sottotitoli ho sfruttato quello dato da Niki Donburi stesso in Dear Linden, Dear Linden nel suo blog Songs about Second Life, adattandolo alla versione audio.

Per chi si è dichiarato interessato ad esplorare la sottotitolazione: i sottotitoli possono essere semplicemente tradotti da quelli inglesi a partire da http://www.amara.org/it/videos/wVu19mgUPO49/info/niko-donburi-dear-linden-dear-linden-2007.

Video

 


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“The Raven Himself is Horse” con sottotitoli dinamici #ltis13

Sul video

Fonte e descrizione inglese: youtube=http://youtu.be/Q9PFIar-Bk , caricato da Greg McCall l’11 maggio 2013.

I sottotitoli dinamici “a pallina saltellante” sono stati fatti di uno studente di Greg, che usa questa attività con studenti con difficoltà di lettura, ad es. dislessia, o con limitata padronanza dell’inglese – vedi  http://bouncingball.weebly.com, linkato nella descrizione  (in costruzione, ma con già diverse informazioni).

Curiosità: qui, il testo sottotitolato è il monologo di Lady Macbeth (Macbeth, I, v, 38-54). E nel testo c’è  “The raven himself is hoarse”, “Persino il corvo ha la voce rauca”, e non “The raven himself is horse”, “Persino il corvo è cavallo” come nel titolo del video.

Semplice errore di battitura o scherzo di un “alloglotto” sul fatto di aver prima capito “horse” per “hoarse”? Mi viene il dubbio perché quando imparavo l’italiano dopo aver incontrato Guido, mi aveva fatto leggere – oltre ai sonetti romaneschi del Belli –  La vispa Teresa, ma avevo frainteso “vispa” e gli avevo chiesto “Ma come fa una vespa a dischiudere le dita?”. E quando aveva smesso di ridere a crepapelle, aveva riscritto la poesia con una vespa al posto della bambina. Quindi forse anche in “The Raven Himself is Horse” c’è uno scherzo del genere?

Ho scritto a Greg McCall per chiederglielo – intanto archivio la pagina, nel caso fosse solo un refuso e lui lo correggesse.


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Ken Robinson: How to escape education’s death valley – per #ltis 13

Su questo video:

Fonte: Ken Robinson: How to escape education’s death valley. Filmed Apr 2013 • Posted May 2013 • TED Talks Education. Per ora con sottotitoli  e trascrizione interattiva in inglese (di solito altre lingue, incluso l’italiano, arrivano dopo qualche giorno). Su “Death Valley” come metafora della cultura come forma organica, vedi da ca 16:20 .

Vedi anche Metariflessione – #linf12 – 21 dicembre 2012 . dove Andreas Formiconi ha inserito e discute Changing Education Paradigms (2010), un’animazione basata una conferenza che Ken Robinson diede alla Royal Society of Arts nel 2008 (conferenza completa con sottotitoli inglesi).


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Lo strano modo -> #ltis13 <- di trovarci – trascrizione

Vedi Lo strano modo -> #ltis13 <- di trovarci e il commento #5 di Maria Grazia [Fiore] a Audiopost: dal caos al villaggio operoso – #ltis13.

Trascrizione

[Andreas Formiconi] È una giornata con poco tempo. Non sono riuscito a scrivere e non so se ce la faccio. Forse riesco a usare questo spostamento in auto.

Con questo post si inizia la seconda parte del percorso che avevo in qualche maniera preannunciato nel precedente audiopost, quello audiomobilistico sofferto.

Ma in realtà, non chiedo ora – di proposito, non perché non abbia tempo – non chiedo di far un account in Diigo, in Delicious, o in Scoop.It, o in quello dell’albero delle perle – non mi ricordo bene, mi pare si chiami così – o qualche altro attrezzo.

Non vi chiedo di pensare all’ennesima pagina colorata dalle mirabolanti promesse.

Non vi chiedo di pensare a niente di tecnologico, di non fare niente.

Vi chiedo anzi di non avvicinarvi al computer per questo primo passo. Non lo toccate nemmeno – cioè, usatelo per i fatti vostri, ma non per questo.

Vi chiedo di riflettere, quando avete tempo. Riflettere, si riflette in tutti quegli interstizi della giornata, appunto in auto, o portando fuori il cane, o portando i bambini a fare qualche cosa, aspettandoli.

Di riflettere anche due-tre giorni, non fare nient’altro che riflettere. Al massimo prendere un foglio di carta e una penna, e scrivere.

Scrivere cosa? Riflettere su cosa?

Un attimo. Il problema, qui, è la quantità.

Non è un problema nostro, è spesso IL problema.

Dunque, gli iscritti, nello specifico nostro, sono ufficialmente 472. Gli attivi misurati con l’iscrizione di un blog sono su i 170 – misura che ha i suoi difetti dell’essere attivo o meno, ma insomma, non ci si va tanto lontano, probabilmente.

I visitatori quotidiani, cioè le persone che visitano il blog tutti i giorni – non le pagine viste, quelle son migliaia, ma le visite, cioè le persone che accedono almeno una volta al giorno al blog – si aggirano in questi ultimi 20 giorni sulle 300-350.

Quindi, diciamo, questi numeri danno l’ordine di grandezza.

Ora, è obiettivamente difficile pretendere di sapere tutto ciò che viene detto, tutto ciò che succede, anche perché tutti hanno tempo relativo, poco tempo.

È un corso che si fa, questo – cioè ha il vantaggio di essere completamente asincrono, per cui uno lo fa quando può, e questo non è poco. Comunque, va a finire che lo fa dopo cena, lo fa qualche domenica pomeriggio, eccetera.

Dall’altro canto, sta succedendo quello che deve succedere, e in una misura che mi pare qualitativamente già soddisfacente: cioè persone che dicono: “Ma io vorrei – c’è qualcun altro che ha il mio problema?”

Ora mi viene in mente – non, perdonatemi, ora, guidando, non ricordo i nomi, ma – “Io sono dalle parti di Novara, mi occupo – sono un’insegnante di sostegno, ho bisogno, vorrei trovare, parlare con altri che hanno bisogno di sostegno.” Dice qualcosa del genere.

Per l’appunto, nel percorso precedente, linf12, c’era un’insegnante di sostegno che mi aveva fatto – io non so niente, quasi niente di queste cose – ma mi aveva fatto capire che aveva – effettivamente gli insegnanti di sostegno molto spesso hanno bisogno di sostegno, per una serie di problemi che sapete meglio di me.

Inutile che ora stia a snocciolare in maniera goffa cose di cui gli interessati sanno benissimo, conoscono benissimo, insomma.

Ho riempito due pagine con comunità potenziali di questo tipo che ho desunto da segnali: quella richiesta esplicita, ecc.

Ma come fare a tirar fuori queste potenziali commissioni (?) commistioni [1] ?

Potrei stabilire delle categorie: una l’abbiamo già detta, insegnanti di sostegno. Se ne potrebbero pensare altre. Ma il problema è che, molto spesso, le cose interessanti sono quelle che non si potevano prevedere.

Mario Calabrese aveva introdotto, commentando appunto il post sulle categorie e sui tag, aveva introdotto un concetto interessante che rappresenta una branca relativamente recente dell’analisi dei dati, che è il data-mining, cioè, letteralmente, andare a frugare, a scavare nei dati.

È una branca dell’analisi dei dati che è emersa nel mondo contemporaneo che è caratterizzato da grandi, grandissime, smisurate messi di dati e nelle quali è praticamente impossibile andare a cercare a priori delle cose che ci si aspetta di trovare, anche perché il valore di tali messi di dati sta proprio nel fatto che potrebbero contenere schemi, strutture di dati e dati imprevisti.

Cioè le caratteristiche emergenti: perché la cosa funzioni, bisogna che ciascuno si connoti adeguatamente nel sistema. Adeguatamente significa utilizzando un meccanismo che possiamo congegnare: ed è quello del tagging.

In pratica, ognuno deve appiccicare a se stesso delle etichette, i tag: si deve taggare. Non necessariamente in modo univoco. Uno può avere due, tre, quattro interessi preminenti e quindi, generare un set di tag per ciascuno di questi interessi.

Beh, come fare a fare questo?

Ma ecco che torna utile avere costruito i blog. Allora molti di voi, molti hanno parlato delle proprie esperienze didattiche, delle proprie pratiche, dei propri problemi e continueranno a farlo. Forse lo faranno ancora di più, che è più chiaro ora, forse, a cosa si stava andando a parare. Benissimo.

Allora, se uno ha parlato di una pratica dove s’impiega la musica in una certa tipologia di scuola, avrà scritto un post o due post, o più, su questo argomento. Bene, si tratta di prendere l’indirizzo di quel post e associarlo a dei tag.

Ora, non stiamo a confonderci se questo lo faremo in Diigo o in un altro sistema. Non ci distraiamo con le specificità tecniche della macchina ma concentriamoci sul concetto.

E questa è una cosa che la si fa bene facendo una passeggiata o scrivendo, o buttando giù degli appunti in veranda: va bene la sera o a veglia.

Si tratta quindi, per quel certo argomento descritto in quel post o, volendo, anche in un commento – come avete visto, ogni commento ha il suo link, il suo permalink – al mio blog o quelli degli altri: va benissimo.

Potrebbe anche essere un’altra risorsa: uno potrebbe avere un sito scolastico dove si parla di una certa cosa: benissimo, si tratta di prendere l’indirizzo di quel sito o l’indirizzo di una certa parte di quel sito e associarlo, connotarlo con una serie di tag pertinenti.

Si tratta quindi di pensare a questi tag. Guardate che non è banale. È la questione della ricerca delle parole chiave. Allora si tratta di trovare delle parole, se possibile uniche, semplici, non troppe, che connotino con precisione la questione.

Non pensate al congegno software o al servizio web o quello che è. Al massimo pensate a quella macchina, che poi, quando uno la usa, si deve illuminare quando ci mette quella certa etichetta.

Vale a dire che una volta che, in alcuni giorni, in una settimana, dieci giorni, quello che sarà – non ha poi tanta importanza – avremo tutti fatto abbastanza questo mestiere, poi succederà che in questa macchina, quando io scriverò “sostegno”, si accenderanno delle lucine e io andrò a vedere.

E lì magari scoprirò – scoprirò – quelli che mi erano magari sfuggiti andando a vedere i blog a mano, quelli che erano sfuggiti nella normale vita della comunità dove non si può evidentemente tenere traccia di tutto.

[1] Grazie a Monica Terenghi per la correzione commissione -> commistione.

(Nota sulla trascrizione:  ho fatto un falso video dal file audio di Andreas, l’ho caricato su YouTube, poi ho trascritto il video YouTube con Amara.)

Commento: gli alessandrini già taggavano

Fa benissimo Andreas a insistere sul fatto che il taggare non è una cosa tecnologica. Gli scoliasti alessandrini già taggavano i manoscritti nei margini. Infatti li chiamavano scoliasti perché in greco, quei tag marginali si chiamavano scolie.  A volte le scolie erano più lunghe, piuttosto commenti, d’accordo. Però lo stesso, se riuscivano a produrre concordanze e roba simile, gli eruditi dell’antichità taggavano i testi.

In famiglia abbiamo sempre taggato. A liceo ho letto l’Odissea di Omero su un libro taggato da mio fratello maggiore, da mio padre e forse da altri prima di lui, perché l’aveva comprato di seconda mano. Poi l’ha taggato io fratello minore.  Idem per Jacques le fataliste di Diderot. Lì ho cominciato io, mettendo delle stelline ogni volta che Jacques evocava il destino (“è scritto nelle stelle”), poi altri simboli, indicizzandoli con n° di pagine nelle pagine bianche all’inizio del libro. Poi ha continuato mia sorella minore, poi mia figlia … poi il libro è caduto a pezzi.

Allora ovvio, appena ho avuto sottomano cose Web 2.0 taggabili, le ho taggate. Una volta mi ero fatta un ID “taggatrice” su Wikispaces.com per un progetto: gli altri scrivevano, io passavo dietro con quell’ID e taggavo 😀


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Pinocchio nella rete – menù linearizzato delle pagine

Su questo post

Questo post nasce dalla discussione sul “recupero” del progetto Pinocchio nella rete di Riccardo Rivarola tra Gianni e me nei commenti #10 e successivi al post Prove di inserimento (embed) in blog WordPress.com – #ltis13 di Andreas Formiconi.

In particolare, nel commento #12, Gianni ha scritto:

(…) In SecondLifericostruiremo il progetto che è andato disperso in mille rivoli e che può essere conosciuto sul
sito [cioè pinocchionellarete.wordpress.com] (…)

Ora Riccardo aveva fatto un uso particolarmente ingegnoso di WordPress.com in questo sito: nel blog proprio (Home) c’è un solo post: Benvenuto !!! del 5 gennaio 2011. Tutto il resto l’aveva messo in pagine statiche. 775 pagine statiche in tutto, di cui diverse pagine  “figlie” e “nipotine”… Roba da premio Guiness, probabilmente 😀

Mica le ho contate una a una: non solo sono tante, ma la struttura “con figliazione” descritta sopra, con figlie e nipotine che appaiono solo quando ci passi su con il mouse (mouseover),  avrebbe reso l’operazione difficile. Quindi ho copiato nella sorgente di pinocchionellarete.wordpress.com la riga che corrispondeva al  menù, l’ho incollata in un file TextEdit e ho fatto “cerca </li> (il tag che chiude ogni voce del menù) e sostituisci con </li> ” per tutta la sorgente, il ché ovviamente non cambiava niente concretamente, ma mi ha dato l’indicazione “776 cambiamenti” – meno uno per la voce Home che è il blog monopost, quindi 775 pagine statiche.

E a questo punto, ho pensato che se copiavo quel pezzo di sorgente in un post, dove non avrebbe agito la funzione che causa il “mouseover” in un blog, avrei ottenuto una lista lineare con rientri per le subordinazioni, ma con tutte le voci visibili. E in effetti è così.

Ho deciso di pubblicare questo menù linearizzato perché sotto questa forma, sarebbe più facile organizzare l’archiviazione  – ad es. con webcitation.org – di tutte la pagine e tenerne traccia. Non su questo blog, che non è adatto per la collaborazione, ma ad esempio su un wiki o su una pagina Google Docs, dove si potrebbe riportare con un copia incolla.

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Embed Google Drive 2: file audio e video

Vediamo se la procedura usata per inserire un foglio elettronico Drive nel  post precedente si può adattare a file audio e video  che si possono caricare su Drive, ma non sembrano coperti dall’aiuto WordPress.com, che sembra risalire a quando Google Drive era Google Docs  e funzionava soltanto con file testo (.odt, doc…), presentazioni slide e, appunto, fogli elettronici.

File audio

Drive non propone un codice embed per i file audio, soltanto un link da condividere pubblicamente, che consente solo il download, non l’esecuzione. Quindi non si potrebbe nemmeno pasticciarci per per produrre uno shortcode. Però provo con https://docs.google.com/file/d/0B5uzSw0MoY82Q2otZ0lReFp5Ykk/edit?usp=sharing cioè il file audio in http://iamarf.org/2013/05/05/post-audiomobilistico-2/ salvato e caricato su Drive, cioè con

(parentesi quadra)googleapps domain=”docs” query=”key=0B5uzSw0MoY82Q2otZ0lReFp5Ykk”(parentesi quadra):

Lo shortcode rimane anche dopo il passaggio a visual e il salva come bozza, ma non produce niente in Anteprima e la sorgente dell’anteprima dice:

<!-- Unsupported URL -->

File video

Drive propone un codice embed di tipo iframe per i video caricati. Provo con uno, cioè
(parentesi puntuta)iframe src=”https://docs.google.com/file/d/0B5uzSw0MoY82Q29rV2NubG9FOWc/preview&#8221; height=”385″ width=”640″(parentesi puntuta)(parentesi puntuta)/iframe(parentesi puntuta):
:

In modalità visual si vede un widget (accidenti, ho premuto Publish invece di Anteprima) e si vede pure il video embeddato nel poste: in effetti il software ha sputato uno shortcode:

(parentesi quadra)googleapps domain=”docs” dir=”file/d/0B5uzSw0MoY82Q29rV2NubG9FOWc/preview” query=”” width=”640″ height=”385″ /(parentesi quadra)

Però il video è lento a caricare, non è possibile aggiungervi dei sottotitoli – e ovviamente non ci sono nemmeno i sottotitoli automatici prodotti da YouTube.

Riassunto temporaneo

  • Per embeddare un file audio con player, non caricarlo su Drive ma ma un’altra piattaforma (vedi Prove di inserimento (embed) in blog WordPress.com – #ltis13)
  • Per embeddare un  file video con player, meglio caricarlo su YouTube (la soluzione più facile); Drive si può forse usare se si teme che l’ecerbero anticopia di YouTube decida che è la terza violazione grave del copyright e ti cancelli l’account. Ma quell’e-cerbero essendo una creatura Google, potrebbe anche spadroneggiare negli embed da Google Drive.

(Ma perché sto provando tutte queste soluzioni embed??? Io preferisco dare un semplice link, anzi, un semplice URL cliccabile agli “oggetti” esterni… W il testo, M al multimedia!!)


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Embed Google Drive

Foglio elettronico

Embed fatto secondo le indicazioni di:

Beh funziona: il software WordPress ha trasformato la schleppa di codice iframe fornita da Drive in un shortcode

(parentesi quadra)googleapps domain=”docs” dir=”spreadsheet/pub” query=”key=0ApuzSw0MoY82dEYtRG1HOHRFVU9TNmxfVW41OVpyTXc&output=html&widget=true” width=”700″ height=”500″ (parentesi uadra)

Ma non è che sia molto comodo il foglio di calcolo così embeddato.

Piccolo dettaglio

WordPress.com e Google parlano soltanto di ottenere dal foglio  Google Drive  un URL da utilizzare per creare l’incorporamento/embed. Ma non dicono che per ottenere il codice embed con iframe, nella finestra di dialogo, bisogna cliccare sul pulsante Web Page (sotto  Get a link to the published data). Quando si clicca si apre una lista a tendina, dove va scelta l’opzione “HTML to publish in a page”: a quel punto, nella casella sotto appare il codice iframe da incorporare/embeddare.

Aggiornamento

7 maggio 2013: vedi anche il mio commento #45Post audiomobilistico restaurato – #ltis13, in risposta a una domanda di cate55 sull’embed di file Google Drive,


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Cantieri o(pml)erosi #ltis13 bis – toes = 5*shoulders

Dunque, come descritto in Cantieri o(pml)erosi – #ltis13, con i pochi cambiamenti ripetuti al primo file OPML che Andreas ci aveva dato, ho ottenuto la base della  pagina  ltis13-blog. Poi ci ho aggeggiato un po’, per aver i commenti di un dato blog direttamente sotto i suoi post.

Però se quella prima parte – cioè l’ottenere una pagina Wikispaces  con un lettore di feed per ogni feed descritto nel file OPML –  è semplice, quando ci sono tanti feed, questo significa lo stesso tanti copia-incolla noiosi.

Allora ho scritto a Adam Frey, creatore di Wikispaces, per chiedergli se non sarebbe possibile aggiungere un widget all’editore di pagina che facesse questa trasformazione  automaticamente per tutto un file OPML. Mi ha risposto:

It’s a cool idea. I’ll get it on our feature request list. To be fair, with the amount of stuff we have to do after this release it’s unlikely to be something we get to soon.
Maybe some sort of script to turn OPLM into Wikitext might be a good option in the meantime. Wouldn’t be hard I wouldn’t think.

Ottimo suggerimento, quello dello script. In effetti è da tempo che ne vorrei un altro,  per trasformare i file .txt delle etichette  Audacity  in un file .sbv di sottotitoli: anche lì, i due file fanno la stessa cosa: aggiungono indicazioni temporali a un pezzo di trascrizione per sincronizzarlo con l’audio/il video, quindi la traduzione dall’uno all’altro deve essere automatizzabile.

Solo che non so nemmeno da dove né con che cosa incominciare per fare uno script.

Però mi sono ricordata la pagina acli / Coursera-subtitles  di Ambrose Li su github.com. Finora ne avevo solo letto la parte discorsiva dove descrive i casini causati dai sottotitoli prodotti automaticamente tramite riconoscimento vocale  che Coursera aggiungeva ai video dei corsi nel suo “team” della piattaforma di sottotitolazione collaborativa  Universal Subtitles. Poi un anno fa Universal Subtitles è stata ribattezzata Amara, poi  il 1° marzo di quest’anno Coursera ha anunciato che stava sostituendo Amara con un tool interno, che ancora non si è visto, ma questa è un’altra storia.

In quella pagina acli / Coursera-subtitles, Ambrose ha anche una cartella intitolata “scripts“, allora adesso l’ho aperta. Lì c’è file reformat-extracted-text.py che serve a riformattare quei sottotitoli automatici di cui sopra. Non ci ho capito quasi niente, salvo che contiene una serie di comandi condizionali per fare trasformazioni come da nome del file, e dall’estensione .py, che è scritto in python.

Allora ho cercato un tutorial di python per principianti. Ne offrono uno i Computer Science Circles dell’università di Waterloo (Canada, non Belgio), che rimanda chi non ha alcuna esperienza di programmazione a un altro tutorial ancora più basilare: proprio per me. Ho già fatto il modulo “0: Hello!” (sbagliando il primo esercizio: avevo scritto Print invece di print) e sto complettando “1: Variables” . Lì c’è un esercizio intitolato Heads, Shoulders, Knees and Toes, come la canzoncina per bambini: scrivere un pezzo di codice per contare le teste, le spalle, le ginocchia e le dita dei piedi ad una festa, definendo 4 variabili: una chiamata heads, una chiamata shoulders, una chiamata knees, e una chiamata toes.

Allora ho scritto
heads = 1*people
shoulders = 2*people
knees = 1*shoulders
toes = 5*shoulders

perché mi faceva ridere definire il numero delle dita dei piedi come 5 volte il numero delle spalle, poi ho cliccato  “Run program” e il tutorial ha detto che era giusto. Va bene pure definire il numero di dita dei piedi come 10*people, meno male.

Il modulo che mi tenta davvero è “6: If”, ma meglio non correre.


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Cantieri o(pml)erosi – #ltis13

Aggiornamento: i ritratti degli abitanti del Villaggio cmook#ltis13

Monica Terenghi invece ha trasformato il file OPML per #ltis 13 in una stupenda tabella dove appaiono tutti nostri avatarl linkati ai nostri blog o alle nostre pagine gravatar: Villaggio cmooc#ltis13. E spiega chiarissimamente come ha fatto in L’html e l’arte di arrangiarsi.

Compito OPML

Il 18 aprile 2013, nel post Cantieri – #ltis13, Andreas ci ha proposto di mettere in un nostro aggregatore il file OPML con la lista dei feed dei post e dei commenti dei nostri blog per #ltis13, file che aveva linkato in cima a destra del suo blog: così avremmo potuto seguire facilmente ciò che facevano gli altri, e anche interagire direttamente con loro.

Questa volta quasi ci stavo.

Per altri due suoi corsi precedenti, avevo preferito dirottare il suo file OPML per crearmi una pagina wikispaces con aggregatori separati per ciascun feed:

In passato, certo, ho adoperato aggregatori: ne avevo persino fatto uno pubblico su Bloglines per ADISI, così era più facile mostrare cosa facevano i feed. Però gli aggregatori mi mettono il magone. I contenuti dei feed (qui, dei nostri blog) ci stanno dentro come i polli negli allevamenti in batteria. Preferisco dare a ciascuno dello spazio per ruspare.

Ma questa volta, siamo in tanti partecipanti a #ltis13. Quindi ho pensato, vada per l’aggregatore, sigh.

Adattamento / dirottamento del compito

Poi ci ho ripensato: per fare editing_multimediale_02_blogoclasse_feed e linf12 aggregatore, avevo adoperato wikispaces.com con l’editore WISYWIG, usando “inserisci Widget -> RSS” per ogni feed, il ce ti crea un grosso quadrato con sopra “rss” e basta nella pagina di scrittura:

Tra le parti testuali - nome autore, commenti, nome autore ecc: quadrati con solo scritto rss per tutti

Hic sunt leones insomma: facile sbagliare un URL.

Invece i widget di wikispaces, visti nell’editore wikitext, appaiono appunto in wikitext, cioè in testo. E per quel widget RSS, il wikitext è semplice. Esempio:

=Donatella Carli Moretti=
[rss url="http://carlimoretti.wordpress.com/feed" link="true" description="true" length="200" number="5" date="true" author="true"]

Soprattutto,  corrisponde abbastanza a quello per un dato feed nel file OPML. Esempio:

<outline title=”Donatella Carli Moretti” xmlUrl=”http://carlimoretti.wordpress.com/feed&#8221; />

perché valesse la pena provare a automatizzare almeno in parte la trasformazione del file OPML in pagina wiki con reader separati, cioè:

  1. nel file OPML, fare “trova e cambia tutti” ripetuti per sostituire a)  <outline title=” con = , b)  ” xmlUrl=” con = (cioè mettere il nome dell’autore tra =, che in wikitext crea un titolo H1 che può essere ripreso in un sommario piatto creato con [[toc|flat]]) e infine c) feed” /> con feed
  2. nell’editore wikitext della pagina wiki, incollare il risultato: cioè nome autore come titolo, seguito dall’URL del feed
  3. tra nome-titolo e URL,  creare un primo lettore di feed in codice wikitext
  4. incollarlo tale quale tra nome e URL per tutti i feed dello stesso tipo (ad es. tutti i feed dei post di blog WordPress)
  5. in ciascun lettore di feed, sostituire  il nome del blog con quello vero, copiato dall’URL proveniente dal file OPML, poi cancellare quell’URL
  6. come sopra per gli altri tipi di blog

Una volta ottenuti così i lettori feed per i post dei blog, ho deciso che preferivo avere per ciascuno il lettore dei commenti sotto quello dei post, invece di avere tutti i lettori di commenti dopo, ma anche questo l’ho fatto con dei copia-incolla.

Poi ho aggiunto i feed per il blog di Andreas, che non c’è nel file OPML perché lui ci aveva già chiesto prima di aggiungerlo all’aggregatore, ma non l’avevo fatto.

Risultato finora

Questa attività di sostituzioni e copia-incolla ha prodotto linf13-blog (veramente dovrei omogeneizzare il modo di intitolare quelle pagine aggreganti), attualmente alla 29a revisione, perché tendo a salvare spesso.

[Aggiornamento
😀 faccio  29 revisioni senza nemmeno accorgermi che ho mescolato gli acronimi linf12 e ltis13 nel titolo della pagina – meno male che con wikispaces, si possono rinominare le pagine creando un reindirizzamento dall’URL precedente: quindi adesso  linf13-blog reindirizza al più logico ltis13-blog. Ma è un fatto che è  sempre nei titoli che si annidano più facilmente i refusi: forse proprio perché sono belli grossi, quando controlliamo un testo, li percepiamo come “vabbé, è un titolo”, ma non li leggiamo veramente]

Svantaggi

  • La pagina è enorme, anche se il sommario interattivo ne facilita un po’ la navigazione.
  • È un lavoro un po’ noioso, soprattutto nella parte 5. È un po’ come lavorare all’uncinetto – ci sono momenti in cui la ripetitività ti ripulisce la mente, altri in cui te l’addormenta.
  • C’è un rischio di errori causati dalla noia.
  • Quando il file OPML viene aggiornato, gli aggiornamenti vanno trasferiti a mano.

Vantaggi

  • È una pagina web, quindi ci posso accedere sia dal laptop sia dal tablet – e altri, se vogliono, la possono anche usare da un apparecchio diverso da quello dove hanno installato l’aggregatore; oppure, se non hanno ancora dimestichezza con i feed e i loro aggregatori, per vederli in atto prima di creare un proprio aggregatore.
  • Può essere archiviata con WebCite, per conservare la situazione dei feed in un dato momento: vedi la versione archiviata il 20 aprile 2013, e quella archiviata il 22 aprile 2013.
  • Ciascun aggregatore può essere configurato separatamente: quello di quasi tutti i feed di post mostra 5 link, salvo per il blog di Andreas Formiconi, dove il reader dei post per ora ne mostra 21, cioè tutti i post #ltis13 attuali: quando ne aggiungerà uno, cambierò il parametro a 22.
  • Si possono aggiungere osservazioni a proposito di un aggregatore direttamente sopra o sotto di esso.

E da lì?

Alfabetizzare l’ordine e quindi il sommario? Ma forse questo è un desiderio da immigrante digitale. Forse è inutile nei testi digitali, visto che c’è Ctrl F. impareranno ancora l’alfabeto nell’ordine ABC ecc. i bambini tra, diciamo, 5 anni? Già 50 anni fa, nella classe di prima elementare di mio fratello, c’era un bambino  che rifiutava di impararlo a memoria, dicendo che lo si trova comunque all’inizio dei dizionari.  Mi pare che abbia retto fino in 3a o 4a, poi alla fine ha ceduto.

Creare una sottopagina per il blog di Andreas e per altri con intensa attività nei commenti? Non lo so: per i blog WordPress e NoBlogs si potrebbe, perché ogni post ha il suo feed proprio. Ma non con quelli Blogger (che d’altronde non hanno nemmeno tutti un feed funzionante per i commenti – strano).

Mettere assieme i due blog di Simonetta Maestri – blogspot e livejournal, come già fatto per quelli di Nicoletta Farmeschi – WordPress e NoBlogs? Questo, forse sì.